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le esequie senza la mamma

Strage Cisterna di Latina, i funerali di Martina e Alessia. E il sacerdote viene contestato

Le bambine di 8 e 14 anni uccise dal papà-carabiniere

"Davanti a tragedie come questa ci chiediamo perché. La risposta è nella fede in Gesù che un giorno proclamò: 'Io sono la via, la Verità e la Vita'. E in questa via hanno mosso i loro passi Alessia e Martina accettando la verità di quella Parola ascoltata che le ha fatte approdare alla vita eterna". Le parole del parroco della chiesa di San Valentino, a Cisterna di Latina, don Livio Fabiani hanno riempito anche il sagrato della parrocchia, gremito di amici, parenti, cittadini, giovani e bambini. Sono i compagni di scuola di Alessia e Martina, le due sorelline di 13 e 7 anni, uccise dal padre Luigi Capasso, carabinieri di 43 anni.

Tanti palloncini bianchi e rosa e lungo applauso ha accolto i due feretri. Cisterna di Latina è in lutto per i funerali delle due sorelline. Lo scorso 28 febbraio Capasso ha distrutto la sua famiglia: prima sparando alla moglie Antonietta Gargiulo, da cui si stava separando, poi uccidendo le due bimbe in casa. Alla fine, dopo una lunga trattativa con le forze dell'ordine, lui si è suicidato. "Preghiamo anche per il padre", ha detto il parroco e tra i banchi della chiesa. Subito si è alzato un brusio e a quel punto il prete ha specificato: "Scusate ma anche la famiglia lo ha perdonato".

Gremita la chiesa di San Valentino, poco lontano dalla casa dell'orrore in via Collina dei Pini. Lì si è consumata la tragedia. La donna si è svegliata dal coma dopo una settimana. Non ricordava nulla. Né di essere stata ferita dal marito, né dell'uccisione delle piccole. Sono stati gli psicologi a informarla sulla tragica sorte delle sue due bambine. Ora è ricoverata all'ospedale San Camillo di Roma e le sue condizioni di salute non le permettono di partecipare ai funerali. La supporta un gruppo di psicologi che ha iniziato un percorso. Stando a quanto si apprende la donna non ha seguito le esequie dalla tv.

"È con grande emozione che oggi, a nome di tutti, do l'estremo saluto terreno ad Alessia e Martina, due bambine da me conosciute ed amate. Alessia, battezzata e comunicata da me, il prossimo 6 maggio avrebbe dovuto ricevere il sacramento della Cresima e Martina, a settembre avrebbe iniziato il suo cammino di catechesi parrocchiale. Ora è tutto finito. Ma è davvero tutto finito? - ha detto all'inizio dell'omelia il parroco, Don Livio Fabiani - Sono circa 50 anni che sono sacerdote e ho celebrato tanti funerali: funerali di persone suicide o uccise, di persone morte tranquillamente sul loro letto o tragicamente in incidenti vari, persone morte dopo una lunga malattia o morte all'improvviso senza che nessuno se ne accorgesse, giovani e anziani. Qualcuno potrebbe pensare che ormai sono abituato alla morte. No. Non sono abituato. Quando vedo una bara bianca un senso di ribellione mi assale e tanti 'perché?' affollano la mia testa. Perché? Mi chiedo e so che questo succede anche a voi, fratelli miei. Ma sappiamo tutti che umanamente parlando, non esistono risposte: allora ce la prendiamo tante volte con Dio, invochiamo la fatalità, parliamo di cattiveria umana, parliamo del caso. Ma restiamo sempre insoddisfatti e questo 'perché' continua a perseguitarci. Dove trovare la risposta? La risposta c'è e la troviamo in questo luogo - ha continuato il parroco - Perché abbiamo portato Alessia e Martina qui? Non potevamo portarle in uno stadio dove ci saremo entrati tutti? O non potevamo portarle in un 'palazzetto' dove saremo stati anche al coperto in caso di pioggia? No! le abbiamo portate qui in Chiesa perché questo luogo è stato molto familiare per Alessia e Martina. Qui hanno pregato insieme alla comunità parrocchiale, qui hanno cominciato a muovere i primi passi sulla via della fede, e per Alessia nell'impegno cristiano nell'ACR, Azione Cattolica Ragazzi. È perciò in questo luogo che possiamo trovare la risposta che cerchiamo".

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