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"Liberi tutti", al Piccolo Eliseo le separazioni di Elda Alvigini

Il nuovo spettacolo scritto con Natascia Di Vito fino a 30 aprile

Roma (askanews) - Separazioni divertenti, surreali, naturali, inevitabili, dolorose: nel nuovo spettacolo scritto da Elda Alvigini e Natascia Di Vito, "Liberi tutti", in scena al Piccolo Eliseo fino al 30 aprile, si ride e si riflette sulle trasformazioni che si affrontano nella vita.

"Sicuramente ci sono le separazioni di coppia, dove abbiamo concentrato di più la commedia, perché quando uno si lascia riesce a fare e a dire delle cose che se ci pensa solo un anno dopo non è che si vergogna, si vorrebbe sotterrare e con le amiche ti ammazzi dalle risate.

Però sicuramente sono importanti le separazioni dai genitori e volendo toccare l'attualità di primissimo piano oggi, abbiamo voluto parlare della separazione del migrante dalla propria terra, che è molto simile a una morte, perché probabilmente non vedranno mai più la terra che gli ha dato i natali.

Noi abbiamo cercato di parlare di voi, io dico, cioè di tutti noi: nella vita delle persone c'è la commedia e c'è anche quel momento di inquietudine, come il momento di dolore".

In scena ci sono quattro attori, Marius Bizau, Valerio Di Benedetto, Jun Ichikawa e la Alvigini, che è anche regista dello spettacolo, e interagiscono con le opere dell'artista Alessio Ancillai. Nello spettacolo non mancano inserti video, e un piccolo corto diretto dalla regista con il nuovo brano della cantautrice Roberta Carrese "Esci con me".

Tutto quanto condito da un'irrinunciabile ironia, che Elda Alvigini e Natascia Di Vito avevano già mostrato nel loro spettacolo precedente, "Inutilmentefiga".

"Nella presentazione di sala diciamo proprio questo: come è possibile che uno si massacri, massacri gli amici, pensi di morire e c'è sempre quel tempo che deve passare, e che una volta passato, non si sa perché, ti sembra assurdo quel dolore.

Lo spettacolo alla fine è super ottimista: ha un momento 'La la land' come dico io, che va di moda in questo momento: c'è una sorta di 'Sliding doors' alla fine per cui tutte le situazioni conflittuali che abbiamo visto durante lo spettacolo magicamente hanno un risvolto che è diverso, ed è di possibilità: invece si può fare. Si esce, non dico cantando e ballando, però dicendo: 'ah, però, vedi'".

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