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Presentato a Roma "Tassare il tabacco. Stato, Mercato, Salute"

Esperti del Cefip: "In Italia troppo alta componente ad valorem"

Roma, (askanews) - Tassare il tabacco, sì: ma come e

quanto? E' un dilemma antico ma che resta di grande attualità e complessità, e richiede una conoscenza approfondita del mercato e dei suoi cambiamenti nel tempo. E proprio per aiutare a comprendere meglio, anche nella prospettiva della riforma della tassazione, è stato scritto il libro "Tassare il tabacco. Stato, Mercato e Salute", a cura di Paolo Liberati e Massimo Paradiso ed edito dalla McGraw-Hill Education.

Durante la presentazione del volume a Roma in un convegno alle Scuderie di Palazzo Altieri moderato dal giornalista del Corriere della Sera Lorenzo Salvia, gli autori hanno rilevato come la tassazione in Italia sia tuttora sbilanciata verso la componente ad valorem. Paolo Liberati dell'Università di Roma Tre e del Centro di Ricerca di Economia e Finanza Pubblica (Cefip):

"Dal punto di vista della riforma noi poniamo la questione della struttura della tassazione, che si compone di diversi elementi: c'è un onere fiscale minimo, c'è una componente di accisa fissa e una proporzionale, oltre poi all'Iva. Questa composizione riteniamo che sia in Italia squilibrata verso la componente ad valorem. Fra i paesi europei l'Italia è quello che usa una quota di accisa fissa (la "specifica") molto più piccola rispetto alla media e poniamo la questione di alcuni svantaggi che questo tipo di struttura genera, che sono stati riproposti anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità".

Secondo gli autori, un'adeguata riforma della tassazione dovrebbe toccare tutte le componenti fiscali, come ha illustrato Liberati: "Con un incremento dell'onere fiscale minimo, che è un ovvio

obbiettivo anche per la tutela della salute, un aumento della

componente dell'accisa specifica e quindi una rimodulazione delle componenti fissa e ad valorem a favore della specifica piuttosto che della componente ad valorem".

Il rischio principale di una tassazione ad valorem, ha precisato il professor Massimo Paradiso dell'Università di Bari e del Cefip, è perdere gettito senza tutelare la salute: "La parte ad valorem dell'accisa ha come effetto quello di produrre delle risposte dal lato dei produttori di tabacco, cioè di condurre a guerre di prezzo in cui ci sarà qualcuno disposto a perdere margini portando in basso il prezzo, con effetti anche sulle politiche di salute perché diviene più accessibile il pacchetto".

E anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) punta sulla componente fissa dell'accisa: "La stessa Oms ha specificato come sia l'accisa specifica a tutelare meglio gli obiettivi sanitari e che si osserva che dove l'accisa specifica è più alta i prezzi delle sigarette tendono effettivamente ad essere relativamente più elevati". Questo, secondo gli autori, "potrebbe essere un buon compromesso fra l'obiettivo di gettito e quello sanitario".

Un aumento delle accise che, secondo l'onorevole Pietro Laffranco (Fi, Commissione Finanze della Camera dei Deputati) dovrebbe comunque essere non eccessivo, per non rischiare di essere controproducente: "Andare ancora una volta ad aumentare le accise sul tabacco sarebbe una scelta semplicistica che non risolverebbe affatto il problema e potrebbe anche portare a delle crisi di gettito dato che alla fine esistono dei punti di saturazione dell'imposizione fiscale per cui più si aumenta la tassazione e più il gettito diminuisce".

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