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I gay perseguitati in Cecenia costretti all'esilio in Russia

Un esule: "Se la mia famiglia sapesse, mi ucciderebbe"

Milano (askanews) - La Russia è un Paese che più di una volta ha mostrato il suo volto omofobo, eppure per molti giovani omosessuali ceceni è diventata una terra di salvezza. Come per Ilia, fuggito dopo essere stato aggredito in un bosco da degli uomini in uniforme militare.

"Ho veramente paura, sapevo cosa avrei passato, sapevo cosa mi avrebbero fatto. Mi hanno trascinato fuori dalla macchina, hanno cominciato a picchiarmi e umiliarmi. Mi dicevano che i gay in Cecenia non devono esistere".

Il dramma degli omosessuali in Cecenia, un paese governato dal fedelissimo di Putin, Kadyrov, è emerso grazie all'inchiesta di Novaya Gazeta, il giornale per cui scriveva Anna Politkovskaja, che ha rivelato l'esistenza di prigioni segrete in cui centinaia di omosessuali sono imprigionati e torturati.

Ma le autorità non sono l'unica minaccia in questo paese musulmano conservatore in cui l'omosessualità è un tabù in tutta la società.

"Se la mia famiglia avesse saputo che sono gay, mi avrebbe ucciso da molto tempo - dice un altro ragazzo ceceno rifugiatosi in Russia - Mi avrebbero ucciso con le loro mani, essere apertamente gay è impossibile per noi".

E con uno Stato che ha negato l'esistenza delle prigioni perché "in Cecenia gli omosessuali non esistono", la situazione non promette di migliorare a breve.

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