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"Vecchi tempi": Harold Pinter, il maestro del non detto

In scena a Roma al Teatro dei Conciatori

Roma, (askanews) - Lui, lei, e l'altra: è "Vecchi tempi" di Harold Pinter, con una donna contesa fra il marito e un'amica riemersa dal passato. Tradimenti e lacerazioni in questo testo del 1970 del grande drammaturgo inglese, maestro del non detto. La piece è in scena a Roma al Teatro dei Conciatori.

Marco S. Bellocchio, Christine Reinhold e Lisa Vampa danno vita a questo scontro in cui ognuno ha la sua visione del passato, ma dov'è la verità?

Il regista Michael Rodgers: "Quello che dico sempre su Pinter è che c'è un'opera teatrale in superficie, quella che è scritta, e poi la rappresentazione di ciò che accade davvero, che passa sotto le parole. Quella non si perde, che si reciti in inglese o in traduzione italiana o tedesca: è una corrente, un fiume sotterraneo" spiega Rogers. "Se Pinter dice "silenzio", "pausa, "breve pausa", devi sapere cosa c'è in quella pausa".

Come nella vita di tutti i giorni, al di là delle parole c'è un vissuto non detto. E in qualunque lingua, gli attori incontrano le stesse difficoltà per mettere Pinter in scena: "Pinter è un maestro in questo perché usa le pause, i silenzi, la punteggiatura, le parole, tutto serve a raccontare un mondo interno" dice Luisa Vampa. "Carmelo Bene diceva il pubblico non deve capire, il pubblico deve intendere", cita Marco S. Bellocchio. "Ti si blocca il corpo e dentro sale molto di più; sembra quasi che siano direttamente proporzionali i silenzi e l'immobilità esteriore con tutto quello che accade dentro" spiege Christine Reinhold.

Vecchi Tempi è in scena al Teatro dei Conciatori di Roma dal 2 al 14 maggio.

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