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"La più lunga ora": Dino Campana poeta e pazzo al Piccolo Eliseo

Lo spettacolo di Marchioni racconta anche Sibilla Aleramo

Roma, 4 mag. (askanews) - La più lunga ora. Dino Campana alla fine della vita, in manicomio, ricorda la sua avventurosa vita sul palcoscenico del Piccolo Eliseo, fra invenzione e follia e la figura di Sibilla Aleramo suo grande amore. Scrittore e attore nel ruolo di Campana, Vinicio Marchioni. "Sono partito dalla grande passione per la scrittura di Dino Campana, l'ho conosciuto attraverso i suoi Canti Orfici.

La domanda ulteriore da cui sono partito è cosa fa un uomo per 14 anni in una stanza di manicomio? Come fa a sopravvivere a se stesso?"

"Quindi più o meno lo spettacolo è l'ultima ora di vita di Dino Campana all'interno di questa stanza dopo questi ultimi 14 anni ed è un flusso di ricordi. E c'è anche la figura di Sibilla e vorrei omaggiare questo personaggio incredibile del Novecento, una delle intellettuali più alte che l'Italia abbia mai avuto, che negli ultimi anni è stata completamente dimenticata".

Dino Campana e Sibilla Aleramo, un amore che ha fatto la storia: i monologhi di Milena Mancini sono tratti dal libro "Una donna". Un amore anche manesco, violento, e breve:

"La cosa che ci ha sbalordito di più è che in realtà è durato tre mesi. Però sono stati tre mesi intensi in cui si sono riconosciuti, amati, odiati. Era già nel suo passato e con Dino campana è stata l'apoteosi di questa figura maschile che alzava le mani. Noi abbiamo raccontato una Sibilla che ha fatto una scelta: quella di non tornare mai in manicomio a trovare Dino Campana. C'è chi ritiene che lei lo abbia abbandonato. Per noi, lei non è tornata per salvarsi la vita."

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