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Cronache dalla Biennale, "Cinema Olanda": un Paese meno scontato

Il padiglione dei Paesi Bassi con Wendelien van Oldenborgh

Venezia (askanews) - Riconsiderare la dimensione architettonica e sociale per dare una nuova immagine del proprio Paese. E' questa l'operazione concettuale alla base del lavoro dell'artista Wendelien van Oldenborgh per il Padiglione nazionale dei Paesi Bassi alla 57esima Biennale d'arte di Venezia. "Cinema Olanda" è un progetto che, come dice il titolo, punta sul medium del film, unito a interventi sulla struttura interna del padiglione e a due stampe lenticolari, sempre tratte dalla lavorazione dei video principali. Al centro della riflessione di van Oldenborgh il tentativo di offrire una narrazione diversa rispetto a quella, un po' banalizzante, di Paese tollerante, mostrando invece come dagli anni Cinquanta in avanti in Olanda siano successe molte cose complesse, soprattutto nello spazio sociale.

Il primo film, "Prologue: Squat / Anti-Squat", è diviso in due parti ed è ambientato in un palazzo di Amsterdam, il Tripolis, progettato da Aldo van Eyck nel solco della tradizione dell'architettura sperimentale sociale. Edificio nel quale hanno coesistito sia una occupazione abusiva di migranti senza documenti, sia un sistema commerciale anti-squat, per difendere le proprietà vuote, che nei Paesi bassi è diventato un grande business.

Il secondo film, che dà anche il titolo alla mostra, è invece una riflessione sulla società olandese postbellica ambientata a Pendrecht, celebre quartiere modernista di Rotterdam, nella quale Wendelien van Oldenborgh racconta, attraverso tre diversi filoni narrativi, la multietnicità in movimento dei Paesi Bassi e la presenza di molte voci "altre" rispetto alla facciata di Stato moderno e uniforme che l'Olanda ha voluto dare di sé dopo la Seconda Guerra mondiale. Il tutto ricorrendo a ricercatori, attivisti, artisti di generazioni diverse e anche a performance musicali.

Sobrio e misurato nelle apparenze, con un'architettura interna che è un omaggio a Mondrian, "Cinema Olanda", curato da Lucy Cotter, appare, a uno sguardo più attento, un progetto artistico intenso, carico di istanze politiche e di contaminazioni tra discipline che lo rendono vivo e calato nel presente, in linea con la migliore tradizione dell'arte relazionale europea.

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