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Mafia, giudice Giordano: io non invitato a celebrazioni Falcone

Il presidente del Maxiprocesso "dimenticato" da organizzatori

Palermo (askanews) - Venticinquesimo anniversario dalla strage di Capaci con polemica a Palermo. Alle celebrazioni per ricordare Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta uccisi il 23 maggio 1992 si è registrato un illustre assente: Alfonso Giordano, il presidente del Maxiprocesso.

"Sarei stato volentieri uno spettatore perché si trattava di ricordare Giovanni Falcone, uomo e magistrato che io ho sempre molto apprezzato e del quale ho avuto modo di apprezzare la capacità e l'intelligenza attraverso lo studio delle carte che ha lasciato e che costituiscono un imperituro ricordo suo".

Il magistrato denuncia in esclusiva ad Askanews l'essere stato dimenticato dagli organizzatori delle celebrazioni svoltesi come ogni anno nell'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo. Quella stessa aula bunker che lo vide protagonista esattamente 30 anni fa.

"Un processo che si è trascinato con tutti quegli imputati e con quelle pesantissime imputazioni non poteva che lasciare delle profonde risonanze emotive nella mia mente e nel mio cuore".

E a 30 dal maxi processo fa un bilancio sulla mafia.

"La mafia tutto sommato è sempre la stessa, soltanto che cambia la strategia. Quella è stata la strategia stragista dovuta a Riina, mentre adesso si è ritornato all'antico con Cosa nostra che cerca di ottenere i favori da parte della società per potere compiere quegli atti impunemente".

Un ruolo estremamente delicato quello ricoperto dal presidente del Maxiprocesso il quale, ricordando quei giorni, confessa come non ci fosse tempo per avere paura:

"Tutti noi eravamo consapevoli di rischiare, soltanto che il lavoro era così assillante che di solito facevamo udienza mattina e pomeriggio, lottando anche contro gi avvocati che non gradivano questo fatto, ma avevamo la necessità di agire in questo modo perchè c'era lo spauracchio dei termini di libertà acquisita gente".

Per Giordano, la cui sentenza resse per tutti e tre i gradi di giudizio, questi uomini hanno saputo costruire una struttura di carattere processuale che ha resistito nel tempo e che ha determinato poi che oggi la mafia sia considerata un fatto già acquisito.

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