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Scozia, Sturgeon e Davidson due donne divise sul futuro del paese

Nazionalisti e conservatori di fronte alle elezioni l'8 giugno

Edimburgo (askanews) - Due donne, due visioni opposte del ruolo della Scozia nel Regno Unito e nell'Europa. Una delle partite più calde delle prossime elezioni l'8 giugno in Gran Bretagna si gioca proprio su questo fronte. Da un lato c'è la premier scozzese Nicola Sturgeon che lanciando il programma elettorale del suo partito Snp ha detto senza tentennamenti di volere un nuovo referendum:

"Credo che alla fine del processo di Brexit, non ora, ma quando i termini del negoziato saranno noti, la Scozia debba poter scegliere sul proprio futuro: o seguire il Regno Unito sul sentiero della Brexit o diventare un paese indipendente" ha detto Nicola Sturgeon.

"Il Partito nazionale scozzese sta offrendo agli elettori una nuova scelta sull'indipendenza alla fine del processo di Brexit", ha aggiunto ricordando che al referendum del giugno scorso la maggior parte degli scozzesi aveva votato per restare nell'Unione europea.

Sul fronte opposto Ruth Davidson, capo del partito conservatore scozzese ha ribadito che i Tory voteranno contro qualsiasi richiesta di procedere ad un nuovo referendum e che la maggior parte degli scozzesi non sono nazionalisti.

"Credo che la Scozia sia il posto più speciale del mondo, ma noi abbiamo votato per rimanere all'interno del Regno Unito che abbiamo contribuito a costruire, a sostenere e per questo abbiamo votato. Mi sembra che Sturgeon dimostri poco rispetto per la volontà già espressa dagli scozzesi" ha spiegato Ruth Davidson.

Nel parlamento scozzese dopo le elezioni del 2016 lo Snp ha 63 seggi, i conservatori 31, i laburisti 23, i verdi 6 e i liberali 5. Ora gli equilibri potrebbero cambiare ma non è chiaro se il piatto della bilancia pendera pro o contro la Brexit.

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