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Il mistero dell'ultima notte del fascismo

Documenti inediti riaprono la questione del 25 luglio 1943

Roma, (askanews) - E' ancora tutta da scrivere la storia dell'ultima notte del fascismo. All'Archivio Storico Capitolino di Roma, in piazza dell'Orologio, sono esposti alcuni documenti inediti di Luigi Federzoni che rimettono in discussione quanto finora acquisito sull'ultima riunione del Gran Consiglio del fascismo, tenutasi nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943.

Alla luce di questi documenti, recentemente acquisiti dalla Direzione Generale Archivi, e che rimarranno esposti al pubblico fino al 30 giugno, l'unica certezza che abbiamo è il voto finale che portò alla destituzione di Mussolini e al crollo della dittatura. Resta invece ancora da accertare cosa dissero effettivamente i presenti nel corso di quella drammatica seduta.

Ma chi era Federzoni? E quali novità emergono da questi documenti? Lo storico Emilio Gentile, ideatore e curatore della mostra:

"Luigi Federzoni è uno dei fondatori dell'Associazione nazionalista, nel 1910, che si fonde nel 1923 con il Partito nazionale fascista, da quel momento Federzoni sarà uno dei più importanti e autorevoli gerarchi del regime fascista, fino al 25 luglio 1943".

"Questa mostra nasce da una parte delle carte di Luigi Federzoni, che sono state acquisite dalla Direzione generale archivi, e che riguardano in massima parte la seduta del Gran Consiglio. Ci sono infatti diverse stesure di verbali che raccontano ciò che è accaduto, quasi tutti compilati da Luigi Federzoni, e la mostra intende ripercorrere la storia del Gran consiglio del fascismo attraverso questi documenti".

"Le novità più importanti che emergono da questi documenti sono i verbali, non è un solo verbale, sono tre verbali: uno, molto breve, che probabilmente è stato redatto da Federzoni con gli appunti presi durante la seduta; un altro, probabilmente rielaborato il 25 luglio dopo la seduta, e alcuni testi che sono stati addirittura rielaborati nel 1956. Quindi si riapre la questione di cosa effettivamente dissero i gerarchi durante le dieci ore di discussione dell'ultima seduta del Gran Consiglio".

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