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Infrastrutture critiche, Solferino: serve più tecnologia italiana

L'Ad di Vitrociset: puntiamo sulle competenze nazionali

Roma, (askanews) - Cosa dovrebbe fare l'Italia per difendere meglio le proprie infrastrutture strategiche? Innanzitutto affidarsi alla tecnologia italiana. Lo ha affermato Paolo Solferino, amministratore delegato di Vitrociset, a margine del tavolo di lavoro "Spazio e Big Science", svoltosi presso la sede di Hdrà a

Palazzo Fiano.

"Per quello che riguarda le infrastrutture critiche serve una politica che sia chiara e che identifichi in maniera chiara e condivisa le infrastrutture critiche e le comunichi e un indirizzo su quelloo che sono gli sviluppi strategici da fare in Italia perché oggi purtroppo per la protezione delle infrastrutture critiche utilizziamo troppa tecnologia non italiana. Io credo che vadano identificato quelli che sono i

settori e le verticalizzazioni che sono in mano - in quanto critiche - al Governo italiano utilizzando tecnologia nazionale e quindi credo che questo sia un fatto fondamentale. Non possiamo fare tutto, ma in alcune aree dobbiamo avere la contezza di quello che succede e per questo sicuramente le aziende italiane

sono una sicurezza per il Governo italiano".

E' per questo che Vitrociset insiste molto sulle competenze italiane? "Sì, quando parlo di competenze italiane parlo fortementre di nazionalità italiana perché i nostri giovane comunque sono ormai sempre più capaci di andare a esportare il loro cervello all'estero e quindi di fare esperienze là dove è più facile farle. Quello che noi stiamo facendo è che li stiamo attraendo per portarli all'estero ma poi riportarli in Italia. Quindi tutto ciò che loro sviluppano in Esa (Agenzia spaziale europea, NdR), in Cnes (l'agenzia francese per lo spazio, NdR), in Guyana francese (base spaziale europea, NdR) deve porter ritornare per capitalizzare in Italia, per l'industria italiana e l'Italia in sè, le competenze che abbiamo sviluppato a livello globale. Un po' come fanno gli americani quando vanno a studiare all'estero e si prendono due o tre anni di sabbatico per vedere come gira il mondo".

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