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Il modello della Silicon Valley contagia i ristoratori italiani

Terùn e Italico, due locali a Palo Alto che assomigliano a Pmi

Palo Alto (askanews) - Pensare in grande è uno dei comandamenti della Silicon Valley preso alla lettera da ricercatori e imprenditori che sono stati capaci di trasformare, grazie alla cultura e ai valori californiani, la propria idea - nata magari in un garage - in una azienda milionaria. Un modello che viene reinterpretato anche in uno dei settori meno innovativi al mondo, come quello del food e della ristorazione. Qui, nella capitale delle innovazioni tecnologiche, una nuova generazione di ristoratori italiani ha trasformato i propri locali in vere e proprie startup che, scalando il mercato, sono diventate imprese a tutti gli effetti. E' il caso, per esempio, di Maico Campilongo, informatico a Trento fino al 2005, ora fondatore e titolare di due ristoranti italiani a Palo Alto, il cuore della Silicon Valley.

"Il 90% dei ristoranti che aprono in America chiudono dopo il primo anno di attività, il 60% dopo il terzo anno. Non è un business facile da portare avanti perché sono tanti gli elementi da considerare. Devi fornire un prodotto di qualità, un servizio di qualità, nel momento giusto e nella giusta location.

Quella di Campilongo è una storia che ha un inizio simile a quello di tanti altri. Dopo aver raggiunto il fratello per una vacanza, si innamora della California; qui decide di trasferirsi, di studiare l'inglese e lavorare la sera prima come lavapiatti poi come cameriere. Con il fratello Franco, l'altro socio Kristyan e due angels investors dà vita a "Terùn", iscritto all'Associazione Verace pizza napoletana. "Questo termine Terùn, terrone, era negativo. Ci siamo dati quindi una mission: trasformarlo in qualcosa di positivo. Il nostro goal in futuro sarà quello di parlare di Terùn come buon cibo, compagnia e qualcosa di produttivo. Non i terùn visti come nullafacenti .

Mentre sforna pizze, il locale nella centralissima California Avenue macina utili. Tanto da convincere i soci a dar vita una nuova esperienza imprenditoriale - Italico - a 150 metri di distanza, dove la regina in questo caso è la pasta, rigorosamente made in Italy. Con circa 80 collaboratori a libro paga, i due ristoranti nel 2016 hanno fatturato oltre 5 milioni. Ancora una volta sono gli stimoli della Silicon Valley ad accompagnare le tappe dei due ristoranti che Campilongo ama definire delle vere e proprie Pmi. A partire dalla gestione del personale.

"In Italia un dipendente mi costerebbe 3.000 euro qua me ne costa 1.000 al mese perché il 90% del suo salario viene prodotto dalle mance. Il dipendente in un ristorante, ma spesso capita anche nei negozi, è un socio del ristorante: ha una parte, prende una percentuale sul venduto e questo stimola sicuramente la produttività".

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