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Londra, Zaghba agli agenti italiani: voglio fare il terrorista

Ma non c'erano per ravvisare la concreta sussistenza di un reato

Fagnano, Bologna (askanews) - Quando Youssef Zaghba, il terzo terrorista ucciso nel recente attentato di Londra, fu fermato a Bologna all'agente che lo stavo controllando disse che voleva fare il terrorista. Poi si corresse e secondo il tribunale del Riesame non c'erano i presupposti per ravvisare la sussistenza concreta di un reato. Queste le parole del procuratore di Bologna Giuseppe Amato raccolte da Radio 24 a proposito del fermo nel 2016 di Youssef Zaghba in Italia.

L'uomo fu comunque segnalato a Londra come possibile sospetto, ha spiegato il procuratore che ha poi ricordato che in un anno e mezzo Zaghba è venuto una decina di giorni in Italia ed è sempre stato seguito dalla Digos di Bologna. Abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare, ha aggiunto Amato, ma non c'erano gli elementi di prova che fosse un terrorista, era solo un soggetto sospettato per alcune modalità di comportamento.

Il sindaco di Valsamoggia Daniele Ruscigno, dopo la pubblicazione della notizia ha fatto subito una serie di verifiche per capire com'era composto il nucleo famigliare di Zaghba accertando che abitava nella frazione di Fagnano del municipo di Castello di Serravalle, in provincia di Bologna, e che risultava iscritto all'anagrafe dei residenti all'estero dal 2004 al 2016, con residenza in Marocco dove era rimasto più che in Italia, a parte brevi permanenze.

"L'ultimo passaggio di cui abbiamo traccia nel nostro archivio" spiega il sindaco Ruscigno, "risale al 2016, probabilmente è stato solo un transito, immaginiamo, prima di stabilirsi a Londra".

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