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Giornata del Rifugiato: quando l'integrazione passa dalla cucina

Chef testimonial al Refugee Food Festival

Roma, (askanews) - Cuochi prima di tutto. Che siano rifugiati è secondario. Ma la loro testimonianza, ai fornelli, dimostra la volontà di integrazione e la voglia di far conoscere la loro cultura enogastronomica altrove. Va in scena il "Refugee Food Festival", con il coinvolgimento di oltre 80 ristoranti che hanno aderito all'iniziativa, ospitando chef fuggiti dalla Siria, dai Paesi nord-africani, dall'India, e che saranno protagonisti della manifestazione fino al 30 giugno. Una kermesse che si inserisce nelle iniziative per la Giornata Mondiale del Rifugiato che si celebra il 20 giugno.

Dopo la prima edizione, svolta in Francia lo scorso anno, il Refugee Food Festival è arrivato in quattro città italiane, con la collaborazione di Eataly: Milano, il 20 giugno, Firenze, dal 26 al 30 giugno, Roma il 20 giugno e Bari il 18 giugno.

Testimonianze di rifugiati che cercano di costruire un'altra vita, tra i fornelli. Come Nabil, fino a un anno e mezzo fa ingegnere nel settore finanziario, a Damasco. Oggi si guadagna da vivere come chef in un ristorante nella periferia di Parigi.

Nabil è stato scelto dall'Unhcr come testimonial del Food Festival. Dopo aver ottenuto lo status di rifugiato, vive con la sua famiglia a Orleans e sta cercando di aprire una piccola drogheria. Con il sogno di aprire un giorno un ristorante. "Quando si lavora, ci si sente a casa, ci si sente protetti", dice Nabil.

Sono tanti i rifugiati che dopo essersi integrati in un Paese, hanno deciso di aprire un proprio ristorante. Come Walid Sahed. "Sono algerino, ho la doppia nazionalità ma sono uno chef francese e sono fiero di esserlo. Questa è la Francia, questo è il biculturalismo, l'integrazione. E' un arricchimento del patrimonio".

Quando l'integrazione passa dalla cucina.

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