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Asteroidi, sorvegliati speciali: come si pensa di evitare impatti

Il 30 giugno Asteroid Day. Parla Cristina De Sanctis (Inaf-Iaps)

Roma, (askanews) - Il 30 giugno si celebra l'International Asteroid Day. Appuntamento voluto dalle Nazioni Unite per sensibilizzare il pubblico sui rischi derivanti da un eventuale impatto di un asteroide con l'atmosfera terrestre. Il giorno scelto non è casuale: il 30 giugno del 1908 un meteoroide di oltre 40 metri esplose sulla regione siberiana di Tunguska devastando un'area, grande come una metropoli, fortunatamente disabitata. Di asteroidi parliamo con Cristina De Sanctis, ricercatrice dell'Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell'Inaf a Roma.

"Gli asteroidi - spiega - sono frammenti di rocce e quasi sicuramente oggetti che si sono frammentati da oggetti più grandi. Si trovano in due zone: nella fascia degli asteroidi, tra Marte e Giove; e poi quelli vicini alla Terra (Aten, Apollo e Amor), quelli che tipicamente provocano situazioni come quella della ricorrenza che ricordava. Nella fascia degli asteroidi ce ne sono di diversi tipi: da quelli fatti da basalti, rocce vulcaniche, ad altri ricchi di ghiaccio.. E' una zona molto ampia che raccoglie residui della formazione del sistema solare. Quindi - prosegue Cristina De Sanctis - quando studiamo gli asteroidi e la fascia degli asteroidi andiamo a studiare l'origine del sistema solare".

"Sono state fatte diverse catalogazioni degli asteroidi che sono milioni. Dipende dalla dimensioni: l'asteroide più grande ha 1.000 km di diametro ed è uno solo; poi ce ne sono 2-3 di 400-500 km, poi scendiamo a dimensioni sempre più piccole, pochi km, sotto il km. Man mano che scendiamo di dimensioni - prosegue la ricercatrice - diventa molto più difficile scoprirli e studiarli, quindi non abbiamo una statistica completa degli asteroidi molto piccoli e lontani da noi. Mentre abbiamo una statistica più ampia di quelli più vicini a noi, che possono essere meglio osservati".

Che tipo di minaccia può rappresentare un asteroide per la Terra? "Parliamo innanzitutto di quelli vicini alla Terra. Solo quelli che hanno orbite che incrociano la Terra quando questa si trova esattamente nel punto in cui la stanno incrociando rappresentano una minaccia. Poi dipende dalla velocità e dalle dimensioni, più sono grandi più il rischio è elevato. Quelli più grandi di qualche km li conosciamo tutti, conosciamo le loro orbite, li teniamo d'occhio e sappiamo che al momento non rappresentano un rischio. Ci possono sempre essere delle piccole variazioni di orbita dovute a incontri ravvicinati con altri oggetti ma - chiarisce la ricercatrice - parliamo di cambiamenti su tempi molto lunghi".

Su cosa puntano gli scienziati per prevenire un possibile impatto? "Innanzitutto si fa un monitoraggio da Terra degli oggetti sempre più piccoli - quelli da 1 km sono da impatto catastrofico 'fine mondo' (al momento non c'è un rischio di questo tipo) - per questo ci si sta attrezzando con telescopi più grandi. Le tecniche che si stanno studiando sono quelle della deflessione: grazie a un impattore, un oggetto che viene scagliato contro l'asteroide e che riesce a cambiarne leggermente l'orbita. Un altro metodo è quello della trazione gravitazionale: si mette intorno all'oggetto una sonda e grazie alla gravità diversa l'asteroide si sposta insieme alla sonda. La terza opzione, che potrebbe essere presa in considerazione in caso di rischio imminente, è l'esplosione da bomba nucleare. Naturalmente è quella che nessuno vuole. Poi - aggiunge Cristina De Sanctis - ci sono anche ipotesi più fantasiose, come tingere di chiaro gli asteroidi perché poi la radiazione solare permette una deflessione dell'orbita. Al momento - conclude - le missioni in fase più avanzata sono quelle di deflessione".

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