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Cina vieta l'omaggio sul Web a Lu Xiaobo: censurate le emoticon

Il governo: era un criminale. Il dissidente: lo hanno ucciso

Milano (askanews) - Non solo sul suo corpo e la sua malattia, il governo cinese si accanisce anche sulla memoria di Lu Xiaobo, Nobel per la pace e dissidente morto di tumore mentre era piantonato in ospedale, senza aver mai avuto il permesso di lasciare il paese, dove era stato condannato a 11 anni di carcere, per ricevere cure migliori.

Il governo sta censurando ogni tipo di omaggio fatto su internet, in particolare tramite il social network più usato dai cinesi, Weibo. Non è possibile pubblicare l'emoticon delle candele, il classico RIP, rest in peace (riposa in pace), niente che renda omaggio alla morte dell'attivista. Tutto viene archiviato come "contenuto illegale".

Una decisione presa dal governo cinese infuriato per il cordoglio e la condanna internazionale.

"Era un criminale che ha violato la legge cinese ed era stato condannato al carcere nel rispetto della legge - ha detto il portavoce del ministero degli Esteri dando voce al fastidio generalizzato del governo per quelle che vengono considerate interferenze di Paesi stranieri - La Cina è uno stato di diritto, ognuno è uguale di fronte alla legge. Chiunque la violi, viene punito".

Ma altre voci cinesi si alzano nitide per difendere l'attivista, voci che portano avanti il suo impegno per i diritti umani, come quella di Chen Guangcheng, dissidente fuggito negli Stati Uniti, che attacca il governo.

"Lu Xiaobo è stato ucciso dal partito comunista cinese - ha detto - serve una indagine internazionale per scoprire cosa hanno fatto".

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