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"Seul è un inferno": lo strano caso della nordcoreana pentita

Mistero sulla profuga apparsa alla tv di Pyongyang

Seul (askanews) - "Seul è un inferno", ha detto. E Seul ora si sta interrogando sul misterioso caso della profuga nordcoreana "pentita". E' quello che vede protagonista Lim Jy-Hyun, un volto noto nella comunità di fuggitivi nordcoreani a Seul, protagonista anche di un talk show. All'improvviso la ragazza ventenne, che aveva varcato il confine nel 2014 è ricomparsa alla televisione di Pyongyang dove, in lacrime, ha raccontato "l'inferno" vissuto nel Sud.

"Sono andata in Corea del Sud con il desiderio egoista di mangiare e vivere da sola e di guadagnare denaro laggiù", ha dichiarato in tv Lim Jy-Hyun, vestita con gli abiti tradizionali del Nord e usando parole e toni tipici della retorica nord-coreana.

"Ma la Corea del Sud non era il posto che immaginavo", ha aggiunto. "Erravo di luogo in luogo, in bar e night-club dove le donne servono alcol agli uomini. Non è andata come speravo".

"In un posto come quello, dove conta solo il denaro, una donna come me che è fuggita dalla madrepatria non poteva che trovare lavori che implicano sofferenze fisiche e mentali. Vivere nella società sudcoreana tutto il tempo era un inferno", ha concluso la nordcoreana pentita.

Su questo misterioso ritorno a casa sono tante le ipotesi sollevate dai media sudcoreani. Tra queste, la più accreditata è che Hiun sia stata rapita alla frontiera tra Cina e Nord Corea dove si sarebbe recata per incontrare in segreto la sua famiglia. E da lì riportata a Pyongyang per fare propaganda anti-Seul.

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