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Capotondi: interpretare Renata Fonte è stata una grande emozione

L'attrice a Giffoni parla del ruolo nel film di Mollo

Giffoni (askanews) - Nel suo ultimo film, "7 minuti" di Michele Placido, Cristiana Capotondi interpreta una delle agguerrite operaie di un'azienda tessile in crisi, e le sue ultime interpretazioni per la tv non sono state meno impegnative: in "Io ci sono" ha dato volto a Lucia Annibali, tenace avvocatessa sfregiata dall'acido che lotta in difesa delle donne, in "Di padre in figlia", fiction nata da una sua idea, si è fatta portavoce dell'emancipazione femminile.

L'attrice romana, che esordì con Parenti e Vanzina ed è stata il volto di tante commedie di Brizzi, sta costruendo la sua carriera con ruoli sempre più complessi. Al festival di Giffoni, ha parlato di quello di Renata Fonte, l'assessore di Nardò, in Puglia, che a metà degli anni Ottanta venne uccisa per le sue battaglie in difesa dell'ambiente. Del film di Fabio Mollo ha detto:

"Quando ho letto questa storia mi sono emozionata, perché ho pensato che incarnarsi e proiettarsi in un pezzo di terra e battersi per un valore fino alla morte, che forse sarebbe stata evitabile se avesse avuto un po' più di malizia politica, se avesse trovato una strada strategica per muoversi, mi ha entusiasmato".

A Giffoni è arrivata dopo aver finito le riprese del nuovo film di Marco Tullio Giordana, "Nome di donna", con un'altra figura femminile molto forte: una donna che da Milano si traferisce in un piccolo paese e scopre dei misteri su cui vuole a tutti costi indagare.

"E' stata un'esperienza straordinaria perché lui è un personaggio straordinario, un uomo di grande libertà, di grande umanità, ma è anche un uomo molto poetico e allo stesso tempo molto semplice. Mi ha insegnato tantissimo".

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