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Giro: "E' importante che Sarraj ci abbia chiesto aiuto navale"

Il viceministro alle imprese: investite in Africa

Roma (askanews) - "E' molto importante che il presidente libico Sarraj abbia chiesto al governo italiano di fornire supporto navale per controllare i migranti, perchè è la prima volta che ci autorizzano a entrare nelle loro acque territoriali: Questo non vuol dire ovviamente un'operazione militare, ma un'operazione di appoggio alla Guardia costiera libica, anche per le riparazioni. E' un rafforzamento della nostra presenza in Libia, dove noi già siamo con i soldati, a differenza dei francesi, per proteggere un ospedale a Misurata, ma sempre con l'accordo libico: questi accordi vanno intessuti e allargati con pazienza, la pazienza geologica che spesso serve in politica estera" lo afferma il viceministro degli Esteri Mario Giro, responsabile per la politica africana. "Sull' accordo di Parigi tra Sarraj e Haftar - prosegue Giro - al di là del metodo, noi siamo collaborativi e vogliamo europeizzare il problema libico, quindi tutto ciò che aiuta la pacificazione è benvenuto, ed è bene che cominci a occuparsene anche la Francia che era stata in prima fila nel distruggere lo Stato libico e ricostruire uno Stato è sempre molto difficile. Purtroppo notiamo che a pochi giorni da quell'accordo non firmato ma accettato verbalmente, sembra che Haftar abbia già cominciato ad accusare Sarraj: questo conferma che la politica estera non si fa coi colpi di teatro, ma con sedimentazioni progressive e graduali e con atteggiamenti razionali e pragmatici".

"Per quel che riguarda gli hotspot in Libia annunciati da Macron, mi pare una notizia abbastanza strana" osserva Giro: "detta così senza commento significa forse un intervento militare? Se è così, sarei molto preoccupato, perchè la situazione è molto delicata e se vogliamo unificare la Libia l'unico modo è andarci militarmente come un elefante in cristalleria: tutti si coalizzano contro di te e la guerra riprenderebbe. Ma noi non vogliamo che la guerra riprenda, dobbiamo tenere la tensione a basso livello e arrivare all'unificazione per altre strade".

Una delle strade principali è la sicuramente la collaborazione economica. "Aiutare un continente - dice ancora Giro - significa svilupparsi insieme. Le due economie si connettono essenzialmente col settore privato: l'Europa, che è il maggior donatore mondiale, dà all'Africa circa 50 miliardi l'anno; i Paesi membri tutti insieme, più o meno altrettanto. Siamo a 100 miliardi. Le rimesse degli emigranti sono molte di più. E per favorire gli investimenti delle imprese abbiamo creato l'External Investor Plan che è un piano italiano approvato dal Consiglio e dal Parlamento europeo che ha costituito un fondo di garanzia per gli investimenti privati di circa 40 miliardi. Allora non è più un problema di soldi, i soldi ci sono: bisogna saper utilizzare i meccanismi e soprattutto capire l'obbiettivo, che è quello non di aiutarlo, ma di svilupparci insieme. Le imprese italiane stanno rispondendo bene: molte imprese sono andate in Africa e hanno partecipato con noi nelle molte missioni governative, tanto è vero che siamo passati dal 21 all'11 posto come investitori in Africa, superando anche parecchi Paesi europei. Resta il problema che sono sempre le stesse imprese italiane che si muovono, mentre dobbiamo allargare il numero di aziende che si internazionalizzano e investono all'estero, non solo in Africa". Per concludere una battuta sulla nazionbalizzazione dei cantieri navali nazionalizzati da Macron: "La mossa di Macron di privatizzare i cantieri navali di Saint Nazaire destinati a Fincantieri - conclude Giro - è abbastanza preoccupante, perchè sembra che Macron si stia avvitando: non si capisce perchè un'impresa coereana che prima deteneva i cantieri potesse farlo e oggi un'impresa italiana no, per di più un'impresa statale come Fincantieri. Probabilmente siamo di fronte a problemi legati a promesse elettorali, che fanno male quando sono fatte in maniera un po' avventate"

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