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I musulmani di Barcellona: "Ora noi soffriamo due volte"

"L'Islam vero non è questo, la violenza nasce dall'ignoranza"

Barcellona (askanews) - A nemmeno un chilometro dalla grande Rambla di Barcellona c'è un'altra Rambla, quella del Raval. Ma è una Rambla molto diversa: questo è il quartiere più "multietnico" di Barcellona e quello con la più alta concentrazione di musulmani del centro storico, con ben cinque piccole moschee. L'attacco sulla Rambla rivendicato dallo Stato islamico suscita sgomento, rabbia e preoccupazione fra i molti commercianti della zona, che sono uniti nel rivendicare che il vero Islam non è quello dei terroristi.

Sulla Rambla del Raval, fra le tante insegne di ristoranti e macellerie musulmane,

quelle in catalano ormai sono poche, a parte il bar d'altri tempi di un'antica squadra di calcio, l'"Atlanta FC". Fra queste c'è la ferramenta di Said, arrivato dal Marocco molti anni fa. Ci accoglie subito con il sorriso e parla un catalano perfetto. "Siamo qui da tutta la vita, quello che è successo ci sconvolge. La gente non capisce che queste persone non appartengono a nessuno. La gente li collega a tutti noi ed è un errore, perché l'emarginazione, smettere di rispettare i vicini, le persone perché sono di un'altra razza, questo fa male a tutti". "Purtroppo è così, noi soffriamo due volte: soffriamo perché hanno ucciso la nostra gente e soffriamo perché ora si pensa che siamo uguali (agli assassini, ndr)".

A Said abbiamo chiesto se ci sarà una mobilitazione della comunità musulmana del Raval per dire no al terrorismo. "Questo è ciò che faremo e che farò personalmente, perché le persone divise non hanno forza, ma io sono un semplice cittadino che deve lavorare per portare a casa il pane. Ma i dirigenti, le associazioni, la gente ancora più in alto, sì che dovrebbe mobilitarsi per dire che questo è un fatto isolato che non deve colpire tutta la comunità. Se cominciamo con emarginazione, odio, mancanza di rispetto, sarebbe molto negativo, comincerebbe una cattiva convivenza, ci colpirebbe il doppio".

Farouk viene dal Pakistan e lavora al "Rey de Istambul", un risto-bar kebab che il giorno dell'attacco ha dato rifugio a turisti feriti e in fuga. Gli abbiamo chiesto se la reazione degli abitanti di Barcellona finora sia stata comprensiva verso la comunità islamica: "Sì, con noi davvero buona, io vengo da un paese del terzo mondo, ma qui è diverso, sono istruiti. Da noi la differenza è che mancano gli studi, qui hanno la mente aperta, sanno tante cose, sanno che questa gente non ha niente a che fare con la religione, niente, niente". Il problema è dunque l'ignoranza di questa gente, dei terroristi? "Esattamente. Se avessero anche loro istruzione avrebbero la mente aperta, capirebbero che il sangue è più sacro di una religione, più sacro di qualsiasi cosa".

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