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Sgombero rifugiati: "ci hanno detto, portate solo una valigetta"

Il racconto di Asafash, signora eritrea

Roma, (askanews) - Asafash è una signora eritrea che viveva nel palazzo di via Curtatone, al centro dello sgombero dei rifugiati che vi abitavano, e delle polemiche di questi giorni. La signora, da molti anni in Italia, dopo lo sgombero ha dormito a via Cassia, dove ha una casa. E' andata al presidio di piazza Indipendenza il 25 agosto, giorno dopo gli scontri con la polizia, per difendere i suoi connazionali, spiega.

"Il 19, sabato, io sono ospite in questo palazzo, perché sto male; ho casa a via Cassia però con il dolore non posso camminare perché ho l'ernia del disco, allora qui ero ospite. La polizia è venuta alle sei di mattina, con tutto che noi siamo spaventati, bussando alla porta, rompendo la porta, mai vista una cosa simile in tutta la vita e sono tanti anni che sono qua" racconta la signora. "Quando ci hanno spaventato- donne incinte, persone anziane, bambini - ci hanno detto uscite da casa, prendete una valigia piccola, uscite da casa. Quando ci hanno detto "andiamo in questura", noi siamo andati in questura e io ho domandato "cosa faranno questi poveretti, sono rifugiati in Italia, dove devono andare?" "Devono andare in strada."

Tutti dotati di permesso di soggiorno? "Permesso e anche di più. Qui non c'è nessuno che non ha i documenti, tutti hanno i documenti". Lei da dove viene? "Io dall'Eritrea".

"Io voglio che l'Europa veda questa cosa che hanno fatto. Perchè fa schifo. Togliere la gente dopo quattro anni e buttarli così in strada, non deve esistere. Per caso c'è stato pure il terremoto, non devono guardare solo noi perché ci sono tanti problemi, però con quei problemi ci sono anche i nostri. Una donna è stata cinque giorni qui senza cambiare mutande, senza niente con tutto che aveva le mestruazioni. Non deve esistere questo. Devono essere civilizzati" conclude Asafash.

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