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Mantova, XXI anno di Festivaletteratura: nel segno dell'apertura

Libri, attualità e una città che respira con la cultura

Mantova (askanews) - Lo scorso anno fu la grande festa per il ventennale, ma il Festivaletteratura di Mantova non ha nessuna intenzione di fermarsi e con l'apertura della XXI edizione la città dei Gonzaga mostra, ancora una volta, la voglia di riprendere il cammino, nel segno della condivisione e dell'apertura. Marzia Corraini, editore e storico organizzatore del Festival:

"Festivaletteratura - ci ha detto - è aperto assolutamente a qualsiasi tipo di stimolo, lo dimostra il programma, ma anche a qualsiasi tipo di tema, dai più letterari a quelli più impegnati. E credo che fino a ora li abbiamo trattati in un modo aperto, per l'appunto, ospitando anche le opinioni di tutti, pure su temi che qualche volta sono un po' burrascosi".

Il mondo, con le sue meraviglie e le sue terribili contraddizioni resta al centro dell'indagine di Festivaletteratura, che offre incontri dedicati ai temi delle guerre e del rapporto con l'Islam, dei profughi e delle difficoltà dell'Europa, delle rivoluzioni e dei diritti.

"Credo che il pubblico del festival - ha aggiunto Marzia Corraini, venga qui per incontrare chi direttamente racconta queste cose, per conoscerle meglio e farsi una propria opinione. Apertura in questo senso, ed è per questo che noi invitiamo delle persone che raccontino, anche dello stesso avvenimento, o anche della stessa situazione, due versioni diverse".

Al centro del festival, però, restano i grandi scrittori, come George Saunders o Elizabeth Strout e la voglia di trovare nuovi occhiali per guardare alla realtà, siano quelli dello scrittore surfista da Pulitzer William Finnegan oppure quelli di Alessandro Piperno che parla di Philip Roth.

"Il racconto, la narrazione e la storia sono l'elemento base di Festivaletteratura - ha concluso l'organizzatrice. Anche quando parliamo di arte, di design o di altre cose, qui c'è un racconto".

Mantova, come ogni anno, ha accolto i luoghi del festival, ma, dopo due decenni di rapporto, si ha nettamente la sensazione che sia anche il festival a modellare la città e non solo il contrario, come se i libri diventassero il vero respiro del luogo.

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