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Bangladesh, migliaia di Rohingya rifugiati in campi di fortuna

Proteste contro Aung San Suu Kyi. Petizione per revocarle Nobe

Dacca (askanews) - In Bangladesh, vicino al confine con il Myanmar, sono ormai decine di migliaia le persone ammassate in campi di fortuna. Appartengono alla comunità Rohingya, di fede musulmana. Dal 25 agosto, più di 125mila sono fuggiti dallo stato di Rakhine, in Myanmar, dopo la dura repressione dell'esercito birmano.

"Ci hanno sparato addosso mentre stavamo scappando. Un proiettile mi ha colpito, sono caduto a terra, ma i miei parenti mi hanno portato fin qui", ricorda un uomo. "I militari hanno incendiato le nostre case, bruciato delle persone e ci hanno sparato addosso. Per questo sono scappata con i mie due figli", spiega una donna. "Hanno bruciato la mia casa e ucciso mio marito a coltellate".

Nei campi, che ormai sono sovraffollati, ci si arrangia come si può. Si costruiscono nuove tende con le canne di bambù. I bengalesi hanno accolto i Rohingya in fuga. E alcuni di loro danno una mano a rendere più vivibili i campi al confine.

"Manca l'acqua potabile per questo sono qua, per mettere a posto i pozzi", spiega un idraulico bengalese che lavora per conto di una ong. Sul luogo sono presenti molte organizzazioni internazionali, compreso il World Food Program, che fornisce ai rifugiati riso e biscotti ad alto contenuto energetico.

Scoppia intanto la protesta contro il governo del Myanmar. Nel mirino c'è soprattutto la leader birmana Aung San Suu Ky. Dall'India all'Indonesia sono scese in strada migliaia di persone appartenenti alle comunità musulmane. Ma non solo: centinaia di migliaia di persone hanno firmato una petizione che chiede il ritiro del Premio Nobel per la Pace a San Suu Ky, pesantemente criticata per la gestione della crisi dei Rohingya. Ma il comitato norvegese del Nobel ha già escluso una revoca del riconoscimento: per lo statuto del premio è impossibile.

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