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Le proteste del football Usa, Trump: ma il razzismo non c'entra

Il presidente: colpire solo chi non onora la bandiera e il paese

Morristown, New Jersey (askanews) - Il presidente statunitense Donald Trump ha cercato di disinnescare la polemica contro le star dello sport americano denunciate per mancanza di rispetto nei confronti del paese perché in segno di protesta s'inginocchiano e non cantano l'inno nazionale, previsto all'inizio di ogni partita. Una presa di posizione che sta facendo macchia d'olio sui campi di football, diretta contro la Casa bianca e le sue polemiche.

Trump ha spiegato che la sua battaglia, nel corso della quale aveva invitato i proprietari delle squadre a licenziare i giocatori ribelli, non riveste alcuna sfumatura legata alle tensioni razziali presenti nella società statunitense ma intende solo colpire chi non onora la bandiera americana.

"Ritengo che l'atteggiamento di alcuni giocatori sia irrispettoso nei confronti della bandiera e del nostro paese" ha detto a Morristown, New Jersey, prima d'imbarcarsi sull'Air Force One. "Per questo ritengo che i proprietari delle squadre debbano intervenire. Ho avuto molta solidarietà per questa battaglia. Tutto ciò non ha niente a che fare con le questioni razziali. Non ho mai detto niente che riguardasse questioni razziali. Riguarda solo il rispetto nei confronti del nostro paese e della nostra bandiera".

Da segnalare, infine, anche l'intervento del quarterback dei New England Patriots, Tom Brady, il giocatore più vincente nella storia del football americano, con 5 Super Bowl nel carniere, considerato un suo amico personale. Il che tuttavia non gli ha impedito di schierarsi contro il presidente nella polemica contro quasi tutto il mondo dello sport americano. "Non sono d'accordo con quello che ha detto Trump. Penso che le sue parole dividano", ha dichiarato Brady.

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