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Eliseo, Mauri torna a Beckett: poeta delle difficoltà del vivere

Il regista Baracco: In Finale di partita il gioco non finisce mai

Roma, (askanews) - Glauco Mauri e Roberto Sturno tornano a Beckett, diretti da Andrea Baracco, con "Finale di partita", testo del 1956 che parla della condizione umana segnata dalla sofferenza e dall'assurdità dell'essere, della solitudine di ciascuno di fronte al mondo. In scena al Teatro Eliseo di Roma fino al 15 ottobre.

Ci troviamo in una stanza-rifugio post-atomico, nuda, senza mobili, dove la luce penetra grigiastra e dove, come in una pseudopartita a scacchi, giunta nella fase finale, si muovono i personaggi: Hamm, cieco e su una sedia a rotelle, i suoi genitori Nagg e Nell, senza gambe e chiusi in due contenitori per la spazzatura, e il suo servitore Clov (Roberto Sturno), che non può sedersi mai.

Hamm e Clov per sopravvivere hanno bisogno l'uno dell'altro: solo Clov può dar da mangiare a Hamm, e solo Hamm possiede le chiavi della dispensa.

Glauco Mauri, nel ruolo di Hamm:

"Ho considerato sempre Beckett non come uno scrittore del teatro dell'assurdo, ma come un grande poeta della difficoltà del vivere dell'uomo. Ad esempio in 'Finale di partita' non si sa quando la tragedia del vivere diventa farsa e quando la farsa del vivere diventa tragedia"

Il regista Andrea Baracco:

"In Finale di partita da quello che ci dice Beckett (tagliare il tentennamento con un cerotto) è l'ultima fase della partita a scacchi, nel senso che quando i giocatori si affrontano senza più argini, si va verso lo scacco matto. Beckett dice che Hamm è il re in questa partita persa sin dall'inizio a cui Hamm non vuole abbandonarsi, ossia non vuole abbandonarsi alla sconfitta. Questa partita è interminabile, continuerà per sempre probabilmente".

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