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One Ocean Forum, da Milano la Charta Smeralda per tutelare i mari

L'evento è stato promosso dallo "Yacht Club Costa Smeralda"

Milano (askanews) - Un documento per salvare gli oceani, sottoscritto dagli yacht club e dalle organizzazioni mondiali che sostengono le attività marittime, dalle comunità costiere e da tutti coloro che amano il mare. È la "Charta Smeralda", varata a Milano in occasione della prima edizione dell'One Ocean Forum, evento internazionale ideato dallo Yacht Club Costa Smeralda in collaborazione con FeelRouge e voluto dalla principessa Zahra Aga Khan per promuovere, anche con azioni concrete, la salvaguardia dell'ambiente marino. Proprio la principessa è stata la prima firmataria della "Charta", assieme al commodoro dello Yacht Club Costa Smeralda, Riccardo Bonadeo.

"È stato fin da subito un obbligo morale che avevamo come club quello di impegnarci in maniera attiva - ha spiegato il commodoro - per stimolare e diffondere una cultura di protezione dell'ambiente marino che più degradato di così è difficile immaginare".

"Per noi - ha aggiunto la principessa - se vogliamo ancora vivere su un pianeta accogliente e bello per i nostri figli dobbiamo lavorarci oggi".

Quattro le aree d'intervento primarie individuate dalla "Charta": Spazzatura e inquinamento marino, cambiamento globale e climatico, blue technology e blue innovation e Ocean literacy.

Gli oceani hanno un'importanza fondamentale nella vita sulla Terra. Circa il 70% del pianeta è ricoperto di acqua; l'ambiente marino rappresenta il 99% dello spazio vivibile e circa 40% della popolazione mondiale vive a ridosso delle coste traendo vantaggio dalla vicinanza del mare. Una risorsa che vale circa 3mila miliardi di dollari l'anno, eppure costantemente minacciata proprio dall'uomo. Gli studi dicono che ogni anno il mare è invaso da 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica. Nel solo Mediterraneo ci sono circa 1,2 milioni di microplastiche per Km quadrato. Si tratta di frammenti inferiori ai 2 mm che vengono ingeriti dai pesci e entrano anche nella nostra catena alimentare. Un problema al quale bisogna al più presto porre rimedio, come hanno spiegato Francesca Santoro, presidente della commissione scientifica di One Ocean Forum e Maria Cristina Fossi, dell'Università di Siena.

"Lo stato degli oceani è preoccupante - ha spiegato Francesca Santoro - possiamo parlare dei problemi relativi all'inquinamento di plastica ma sicuramente dobbiamo citare anche il tema del cambiamento climatico. Gli ultimi eventi nell'Oceano atlantico ci fanno capire che è tempo di agire".

"Ognuno di noi - ha aggiunto Maria Cristina Fossi - è responsabile comunque di qualcosa; quindi ridurre l'utilizzo di plastiche monouso che usiamo per 5 minuti e rimangono nell'ambiente per 50 anni, ridurre l'utilizzo delle bottiglie di plastica e del packaging, quindi fare scelte consapevoli anche al supermercato perché il packaging è uno dei responsabili di tutto ciò".

Insomma, ciò che è emerso dai due giorni di incontri e dibattiti dell'One ocean forum, patrocinato anche dal Ministero dell'Ambiente e dal Comune di Milano, è la necessità di creare, a partire dai giovani, una sensibilità diffusa per la tutela ambientale e, nello specifico, del mare al fine di evitare che si avveri la fosca previsione, nel 2050, di un rapporto 1 a 1 tra pesci e plastica nei nostri oceani.

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