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Unione Eurasiatica: ponte Cina-Eurasia dovrebbe finire in Europa

Parla Valovaja, ministro per l'Integrazione e la macroeconomia

Mosca (askanews) - L'Unione economica eurasiatica offre prospettive ambiziose. Bielorussia, Kazakistan e Russia, ma anche Armenia e Kirghizistan, entrati più di recente, rappresentano per un investitore potenziale un mercato con 180 milioni di consumatori. Se ne discuterà nei prossimi giorni al X Forum Economico Eurasiatico di Verona (19-20 ottobre). Ne abbiamo parlato con Tatyana Valovaya, ministro dell'Unione per le principali aree di integrazione e macroeconomia.

"Il 2015 è stato un anno complicato, di crisi per tutti. Ma noi dal 2016 siamo entrati in una fase di crescita. La crisi ce la siamo lasciata alle spalle. Ci sono degli indicatori positivi per la crescita di tutti i paesi dell'Unione. È aumentata la produzione di tecnologie. Ed è quindi il momento ideale per entrare nel territorio dell'Unione economica eurasiatica".

L'Unione, quindi, come ponte verso la Cina?

"Sì, anche se noi preferiamo essere una piattaforma. L'investitore arriva su questa piattaforma, può produrre e poi esportare in Cina o in Europa. Ma è vero che abbiamo un potenziale di transito enorme. Noi stiamo preparando con la Cina un accordo di collaborazione economica. Le discussioni sono praticamente concluse. Siamo già a buon punto. Molto spesso riflettiamo sul fatto che i temi che vengono discussi da noi con la Cina, sarebbe molto bello discuterli in tre, con l'Europa. Anche perchè, se noi con i nostri colleghi cinesi costruiamo il cosiddetto ponte, sarebbe bello che questo ponte finisse in Europa e non prima".

Valovaya ha fatto anche il punto sulle relazioni economiche tra l'Italia e l'Unione economica eurasiatica.

"Sono rapporti tradizionali e molto forti. Siamo lieti che le compagnie italiane abbiano investito molto da noi e le nostre compagnie lo abbiano fatto in Italia. Certo con le sanzioni si sono ristrette molte possibilità. Tuttavia dobbiamo constatare una dinamica davvero buona nel 2017. I nostri scambi commerciali, se lo scorso anno si erano ridotti del 30%, nei primi sette mesi di quest'anno sono aumentati del 23%, la stessa cifra sia per l'import sia per l'export. Noi vediamo una rinascita. Il nostro business ha imparato a funzionare anche in regime di sanzioni e questo è molto importante".

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