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Trasporto aereo, cresce ma Ue penalizzata da costi aeroportuali

Neri (Ibar): se fermi al 2006 +50 miliardi di indotto in Europa

Rimini (askanews) - In tutto il mondo, e l'Europa non è da meno, si assiste alla crescita dei volumi del traffico aereo. Ma per l'area Ue sussiste la preoccupazione per la crescita dei costi aeroportuali, che se fossero rimasti fermi al 2006 avrebbero ad oggi comportato 50 milioni di passeggeri in più.

A dirlo al TTG Incontri di Rimini è Luciano Neri, segretario generale dell'Ibar, l'associazione che riunisce le compagnie aeree operanti in Italia.

"Anche in Italia c'è una crescita confortante anche a fronte del forte incremento di soluzioni di trasporto come il treno ad alta velocità. Quindi gli aeroporti italiani negli ultimi anni hanno perso un pò di traffico sulla rete domestica ma ne hanno acquisito molto a livello internazionale con l'avvio di nuove rotte - spiega Neri -. I nostri associati attraversano tutti un momento di congiuntura favorevole, c'è ottimismo per gli anni a venire".

Il lato negativo "è la preoccupazione per il costante incremento dei costi aeroportuali". "Praticamente in tutta Europa, secondo un recente studio della Iata, c'è la tendenza all'aumento di questi costi che le compagnie ormai non scaricano più sul passeggero ma devono assumere. Negli ultimi 10 anni mediamente la componente tariffa aerea è calata dell 8% mentre nello stesso periodo i costi aeroportuali si sono raddoppiati, passando in media da 16 a 33 euro a passeggero".

"Se i costi aeroportuali - conclude il segretario generale Ibar - fossero rimasti fermi al 2006 il mercato avrebbe generato, secondo lo studio Iata realizzato insieme ad Oxford Economics, 50 milioni di nuovi passeggeri, per un indotto a livello europeo pari a 50 miliardi di euro e con 238.000 nuovi posti di lavoro".

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