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Tutte le parole: David Reimondo alla Borges a The Open Box

A Milano la mostra "Le parole che non esistono"

Milano (askanews) - Borges, la sua Biblioteca di Babele, l'aveva immaginata come un grande edificio periodico. David Reimondo, invece, l'ha trasportata in un garage a Milano. Due storie diverse, due sintassi espressive diverse, ma in entrambi i casi c'è la ricerca di tutte le parole. Lo scrittore argentino le immaginava sotto forma di libri in ogni possibile lingua, l'artista milanese ha guardato più alla tecnologia e alla ricerca di quello che non c'è.

"Ho fatto costruire un software - ha spiegato Reimondo ad askanews - che calcola tutte le combinazioni possibili tra le 26 lettere dell'alfabeto, fino ad arrivare a una parola da 26 lettere e all'interno di questa raccolta esagerata di parole ci sono anche quelle che esistono, che vengono utilizzate dalle lingue che usano l'alfabeto latino. Io sono andato a selezionarmi le parole che nessuna lingua utilizza, e quindi sono le parole che non esistono e la cosa bella è che attendono un significato".

Ma dove siamo, è il momento di chiederci. Lo spazio è quello di The Open Box, il garage artistico bianco che abbiamo imparato a conoscere attraverso una serie di esposizioni mai banali e che il suo ideatore, Gaspare Luigi Marcone, sta sempre più trasformando in uno di quei posti nei quali accadono le cose del contemporaneo. La mostra di Reimondo si intitola "Le parole che non esistono" ed è curata da Lorenzo Madaro. il risultato è un sorprendente mix tra suoni, significati e significanti; segni che perdono - o forse ritrovano - la loro pregnanza; strutture - siano esse l'incredibile schermo a soffitto oppure i 26 volumi di parole combinate - che travalicano qualcosa che è fisico, ma che è anche dentro di noi. E una macchina, intanto, scrive.

"Il robot - ha aggiunto David Reimondo - scrive una parola che non esiste e che io ho selezionato e attende un significato che solo l'uomo può dare. La macchina può calcolare, ma l'uomo è l'unico che può dare il significato".

David Reimondo si conferma un artista rilevante, oltre che coraggioso, ma questo la sua storia lo aveva già dimostrato. Quello che oggi aggiungiamo è l'ampliamento del suo campo di indagine, in coerenza con le sue ricerche precedenti, che lo hanno portato, dentro il Box, ad evocare e superare altri confini. Difficile augurare a qualcuno un'esperienza artistica più interessante.

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