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A Lodi il Festival della Fotografia Etica

"Nadab" del fotografo Alessio Cupelli con Fujifilm Italia

Lodi (askanews) - Immagini forti, scatti che raccontano emozioni, attimi drammatici immortalati per sempre, fino al 29 ottobre a Lodi si tiene il Festival della Fotografia Etica, un'occasione per una carrellata tra mostre di fotoreporter di fama mondiale, incontri, workshop, dibattiti per indagare la relazione che intercorre tra etica, comunicazione e fotografia. Un'idea del Gruppo Progetto Immagine e in particolare di Alberto Prina.

"Il perchè del Festival della Fotografia Etica è il comunicare i grandi temi dell'umanità attraverso la fotografia dei migliori reportagisti. L'obiettivo del Festival è quello di parlare con le immagini alle coscienze delle persone per indurre una solidarietà e un cambiamento. Crediamo che il modo di rappresentare la realtà del pianeta con i grandi reportage sia il modo migliore per raccontare e testimoniare i nostri tempi".

Tra le sezioni di particolare interesse "Nadab" del fotografo Alessio Cupelli allo spazio "Corporate for Festival" realizzato con il sostegno di Fujifilm Italia. Un lavoro di oltre due anni nato dall'incontro tra Cupelli e l'organizzazione umanitaria italiana INTERSOS che ha raccontato in modo diverso la diaspora dei migranti.

"Sono stato in Ungheria, Serbia, Macedonia, Grecia, Libano e Giordania, in questi sue anni più volte in alcuni paesi, seguendo non solo i siriani, ma anche afghani minori e Belgrado e in altre situazioni delle Grecia. E' un lavoro che racconta in maniera intima un esodo e un momento di sospensione nel momento in cui le porte dell'Europa si sono chiuse".

Il fine del Corporate for Festival è quello di presentare mostre realizzate di concerto con aziende profit che si aprono a lavori fotografici di responsabilità sociale d'impresa, un modo importante per fare sopravvivere l'arte della fotografia.

"Il Corporate for Festival cioè il reportage e fotografi supportati economicamente da quella che viene definita corporate social responsibility, cioè agenzie che utilizzano le immagini per comunicare valori umanitari".

"La chiave per far sopravvivere il reportage è tornare ai limiti di tempo, bisogna prendersi più tempo, limiti di linguaggio, e non seguire i social e i tempi moderni dei media rincorrendoli, ma tornando a una semplicità e una semplificazione dei mezzi".

Alessio Cupelli ha voluto raccontare la dignità delle persone bloccate alle periferie di un occidente in cui la storia si ripete.

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