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In Catalogna si organizza il movimento di resistenza pacifica

"Sul piede di pace" è un coordinamento della società civile

Roma, (askanews) - Il movimento indipendentista catalano si è caratterizzato negli ultimi anni per la sua capacità di mobilitazione di massa pacifica, quasi festosa. Un atteggiamento risaltato ancor più in occasione del referendum sull'indipendenza del primo ottobre 2017, quando la polizia spagnola ha caricato i cittadini inermi che si recavano alle urne per la consultazione dichiarata illegale da Madrid.

Ora la società civile catalana si organizza per le prossime sfide di disobbedienza civile, che potrebbero durare a lungo: 12 entità e collettivi hanno deciso di coordinarsi nell'iniziativa "En Peu de Pau", "Sul Piede di Pace", per rafforzare la cultura delle mobilitazioni pacifiche a partire dal "femminismo, l'antimilitarismo e il cooperativismo". Aderiscono le grandi organizzazioni come Omnium e l'Assemblea Nazionale Catalana, ma anche collettivi di pompieri, agricoltori e altre sigle come "Casa nostra, casa vostra", "Università per la Repubblica" e altri ancora.

Ruben Wagensberg è uno degli attivisiti di "Sul Piede di Pace": "Il primo punto è quasi strategico, e cioè che non dobbiamo dare nemmeno una sola scusa: a volte si può manifestare legittimamente per un motivo ma se c'è violenza le telecamere girano verso la violenza. Allora perdi tutta la ragione, no? Già solo dal punto di vista strategico è importante".

Durante il referendum, i pompieri hanno lavorato su base volontaria per proteggere i votanti dalla polizia e sono stati salutati come eroi dalla popolazione. Marc Ferran è uno di loro: "Ma è chiaro che la gente è molto arrabbiata, a volte questa rabbia è difficile da controllare. E noi siamo qui per questo. Per controllare la gente un po' più arrabbiata. E per controllare i possibili provocatori e i possibili agenti infiltrati".

David Fernandez è un altro attivista, ex deputato al parlamento catalano per la sinistra anticapitalista (Candidatura d'Unitat Popular, ndr): "Una disobbedienza civile di massa, determinata e continua di migliaia e migliaia e migliaia di persone, e questa è già reale. Non è un'ipotesi per il futuro, è il riassunto di quel che è successo l'1 ottobre".

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