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Russiagate al calor bianco: Paul Manafort si consegna all'Fbi

L'ex manager della campagna elettorale Usa 2016 di Donald Trump

Washington (askanews) - Il cosiddetto Russiagate, l'affaire politico-economico sulle presunte intrusioni di Mosca nelle elezioni presidenziali statunitensi, entra nel vivo. Paul Manafort, l'ex direttore della campagna elettorale di Donald Trump, si è consegnato questa mattina all'Fbi. Si tratta, insieme all'ex socio d'affari Rick Gates, del primo incriminato dal procuratore speciale Robert Mueller che sta lavorando sui dossier del Russiagate.

Mueller sta indagando da maggio sulle possibili collusioni tra lo staff del presidente Trump e le autorità russe per cercare di interferire nelle elezioni presidenziali del 2016. Manafort e Gates sono accusati di cospirazione contro gli Stati Uniti, riciclaggio di denaro e falsa testimonianza.

La società di consulenza politica di Manafort è stata attiva per oltre un decennio, svolgendo attività spesso connesse agli interessi russi non solo in Ucraina, ma anche in Georgia e Montenegro, paesi nella sfera d'influenza del Cremlino.

Dal canto suo, il presidente Trump ha lanciato una controffensiva con il mezzo di comunicazione da lui più amato, Twitter, e contro i bersagli preferiti dei suoi attacchi: l'ex sfidante alle presidenziali Hillary Clinton e il partito democratico.

Più efficace - e sottile - appare la mossa della Casa bianca per desecretare ciò che resta degli archivi ancora classificati relativi all'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, avvenuto a Dallas, in Texas, il 22 novembre 1963.

Gli Archivi nazionali statunitensi hanno reso pubblici 2.800 file relativi all'assassinio del presidente Kennedy, tutti peraltro piuttosto deludenti, anche perché la divulgazione di altri documenti, definiti più sensibili, circa 300, è stata rinviata al 26 aprile 2018 su richiesta di varie agenzie governative, in particolare Cia e Fbi, in quanto contengono informazioni relative alla sicurezza nazionale e agli affari esteri.

Qualcuno però sospetta che sia in atto una sorta di "voto di scambio" tra le parti. In altre parole, il silenzio della Casa Bianca sui documenti che potrebbero mettere in imbarazzo le principali agenzie di sicurezza statunitensi riguardo al più celebre delitto politico del '900 in cambio di una sordina al Russiagate.

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