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Mafia, sequestrati beni a noto commerciante di opere d'arte

Era vicino al clan trapanese dei Messina Denaro

Roma, (askanews) - Messina Denaro finanziato da un noto commerciante di opere d'arte. È questo il filo rosso che legherebbe Giovanni Franco Becchina, con l'anziano patriarca mafioso Francesco Messina Denaro, poi sostituito dal figlio Matteo. E' scattato il sequestro per il patrimonio di Gianfranco Becchina. Le indagini della Direzione investigativa antimafia di Trapani hanno portato al sequestro di un ingente quantitativo di beni dal valore di svariati milioni di euro riconducibili a Becchina, noto commerciante internazionale d'opere d'arte e reperti di valore storico-archeologico originario di Castelvetrano.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, per oltre un trentennio Becchina avrebbe accumulato ricchezze con i

proventi del traffico internazionale di reperti archeologici,

molti dei quali trafugati clandestinamente nel più importante

sito archeologico della Sicilia (Selinunte) da tombaroli al

servizio di Cosa nostra.

A gestire le attività illegali legate agli scavi clandestini ci

sarebbe stato proprio Messina Denaro. Secondo alcuni collaboratori di giustizia, ci sarebbe stato proprio l'anziano padrino dietro il furto del famoso Efebo di Selinunte, statuetta di grandissimo valore storico archeologico trafugata negli anni Cinquanta.

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