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Il cinema e il contemporaneo: due mondi e lo Schermo dell'arte

Firenze, decima edizione festival sui film degli e sugli artisti

Firenze (askanews) - Il cinema e gli artisti contemporanei: un rapporto sempre più stretto, simbiotico, decisivo. Per esplorare questo mondo da un punto di vista più completo a Firenze è andata in scena la decima edizione de "Lo schermo dell'arte Film Festival", evento di grande fascino diretto da Silvia Lucchesi.

"Il decennale per un progetto come il nostro - ha spiegato ad askanews - è stato un traguardo molto importante, ci abbiamo lavorato molto dall'inizio dell'anno, mantenendo sempre ferma la nostra identità, che è quella di presentare film realizzati da artisti e documentari realizzati da registi che parlano di arte contemporanea".

Così nella sala del cinema La Compagnia, un luogo che sembra già di suo animato da una energia di confronto e di scambio, per cinque giorni sono andati in scena film di Kiarostami o di Adrian Paci e Virgilio Sieni insieme a documentari su grandi protagonisti della scena contemporanea. E da Firenze sono passati artisti importanti come Shirin Neshat, già ospite allo Schermo dell'arte nelle prime edizioni del festival.

"Non ci sono molti altri festival come questo - ci ha detto l'artista iraniana - ed è perfetto per me: perché il pubblico capisce che i film proiettati qui sono realmente parte del mondo dell'arte visuale, molti artisti stanno facendo film. Per questo i punti di vista e le conversazioni sono consapevoli e unici e io sono orgogliosa di essere di nuovo qui".

Il festival, comunque, non si nasconde il fatto che, per quanto gli artisti stiano utilizzando sempre più lo strumento cinematografico, i due mondi, quello dell'arte e quello del cinema, vivano ancora un rapporto non pienamente risolto, come ci ha confermato Leonardo Bigazzi, curatore dei progetti speciali del festival fiorentino.

"I due mondi si guardano, si contaminano da sempre, oggi ancora di più, ma ancora a volte fanno fatica a collaborare davvero fino in fondo. il nostro festival nasce proprio per mettere in dialogo il mondo del cinema con quello dell'arte contemporanea".

Un dialogo che quest'anno ha preso forma anche attraverso la prima mondiale dei film per la televisione che, da un'idea di Hans Ulrich Obrist, il critico d'arte Heinz Peter Schwerfel ha realizzato su Adrian Villar Rojas e su Philippe Parreno.

"Per me - ci ha detto l'autore - è importante raccontare dall'interno, per provare a capire l'artista e scavare sempre più in profondità. E io credo sia importante avere uno stile cinematografico per conquistare lo spettatore e portarlo a seguirti in un viaggio all'interno del lavoro".

A completare l'offerta del festival anche la mostra "Directing the Real", dedicata alle ultime tendenze dei film d'artista e allestita nella Galleria delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi.

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