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Di Martino: obbligo provenienza grano è conquista per consumatori

Possibile rincaro pasta ma problema è remunerazione coltivatori

Roma, (askanews) - "Da febbraio 2018 sarà obbligatorio inserire in etichetta la provenienza del grano e della semola con cui è fatta la pasta, per cui si saprà dove è stato coltivato il grano e dove è stato macinato: sarà indicato quindi se è solo grano italiano, se è comunitario o se arriva addirittura da paesi fuori dalla comunità europea. E' una conquista da parte del consumatore quella di sapere la provenienza delle materie prime".

Così Giuseppe Di Martino, amministratore delegato del Pastificio Di Martino di Gragnano, in merito all'obbligo di inserire in etichetta la provenienza del grano con cui è fatta la pasta, vanto del made in Italy agroalimentare. Di Martino fa dell'utilizzo di grano solo italiano con il marchio Pastificio dei Campi uno dei capisaldi del suo successo. Di Martino non appartiene alla folta compagine dei detrattori del grano importato, ma chiarisce subito che l'uso di un grano 100% italiano probabilmente farà rincarare il prezzo della pasta:

"non è una questione di discriminazione qualitativa, i grani importati possono essere di alta qualità, i grani italiani possono essere di qualità scadente - spiega - e non è detto che la provenienza sia determinante della qualità tout court. Noi scegliamo di usare grano italiano perché è una certezza di gusto ma anche di provenienza: è una scelta che abbiamo fatto 15 anni fa, in realtà da sempre, ma da 15 anni lo certifichiamo e lo comunichiamo chiaramente sul pacchetto. Questo dà un potere di decisione al consumatore, che può avere un effetto molto positivo sull'agricoltura italiana, perché quando un bene diventa scarso aumenta di prezzo e i consumatori italiani dovranno comprendere che, laddove la materia prima diventi scarsa, ci potrebbero essere degli aumenti".

Un aumento, limitato probabilmente a pochi centesimi, che gli italiani troveranno sullo scaffale, anche se il vero problema è alla base della filiera, ovvero il bassissimo prezzo del grano alla produzione: "oggi abbiamo costi della materia prima davvero troppo bassi, il coltivatore non trova soddisfazione a un prezzo di 19 euro al quintale, è necessario che si paghino i fattori della produzione in maniera equa."

E quindi da febbraio del prossimo anno, aggiunge Di Martino, "la possibilità di scegliere la materia prima darà al consumatore un potere politico oltre che di gusto".

Quanto a possibili azioni da parte del Governo per favorire un aumento di produttività del grano italiano e quindi favorire la sua coltivazione, "incentivi alla coltivazione di grano in Italia sono da sempre allo studio - ricorda De Martino - ma ci sono una serie di problematiche relative alla Comunità Europea. Quello che si può fare, è creare delle pratiche di qualità per far sì che le persone possano ritenere più utile e importante coltivare un certo tipo di terreno. Ad esempio, favorire i contratti di filiera avvicina i lavoratori alla terra, bisogna raccontare che spesso il contadino non ha la soddisfazione del proprio lavoro e accettare che, per quel che mangiamo dobbiamo essere in grado di passare valore indietro, al terreno, alla coltivazione e ai produttori. Il nostro compito è comunicare in modo chiaro ai consumatori che la qualità deve essere remunerata sotto tutti i fattori fino alla terra, soprattutto alla terra".

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