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Russiagate,pubblico il dossier Rep contro gli investigatori Usa

Fbi e Giustizia avrebbero abusato del loro potere

Washington (askanews) - Il mandato per spiare Carter Page, un consigliere della campagna elettorale di Donald Trump, sarebbe stato ottenuto dall'Fbi e successivamente rinnovato in base soprattutto alle accuse contenute nel controverso dossier stilato da Christopher Steele, un'ex spia britannica, pagata dai democratici. È questa l'accusa principale contenuta nel dossier di Devin Nunes, il rapporto stilato dal presidente della commissione Intelligence della Camera americana, appena reso pubblico su pressioni del partito repubblicano e con l'approvazione del presidente statunitense.

Il dossier dimostrerebbe, secondo i repubblicani, che l'Fbi e il dipartimento di Giustizia hanno abusato della loro autorità nell'ambito dell'inchiesta sulle interferenze russe nelle ultime elezioni e sulle possibili collusioni tra il Cremlino e lo staff di Trump. Indagine viziata, dicono, da un pregiudizio contro il presidente per favorire i democratici.

Nel rapporto di Nunes si legge che Steele ammise con Bruce Ohr, un alto funzionario della Giustizia, di volere a tutti i costi la sconfitta di Trump alle presidenziali.

Il nuovo capo dell'Fbi Christopher Wray, si è sempre opposto alla pubblicazione del documento e alla divulgazione delle informazioni coperte da segreto.

"Molte persone dovrebbero vergognarsi" ha commentato Trump, dopo aver declassificato il dossier Nunes, senza modifiche, dopo aver scritto su twitter che gli investigatori dell'Fbi e il dipartimento di Giustizia hanno politicizzato le indagini in favore dei democratici e contro i repubblicani.

Dal canto loro i democratici americani hanno avvertito Trump di non usare il controverso dossier repubblicano per screditare l'Fbi usandolo come "pretesto" per licenziare Robert Mueller, il consulente speciale che indaga sulle presunte interferenze russe nelle elezioni americane o il vice procuratore generale Rod Rosenstein.

"Un'azione del genere - scrivono in un comunicato - si tradurrebbe in una crisi costituzionale mai vista dagli anni '70, quando il presidente Richard Nixon ordinò di licenziare i funzionari della giustizia coinvolti nello scandalo Watergate".

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