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Una storia personale che spiega i guai che può provocare

Il patto di Burioni nuoce gravemente alla salute

E' illiberale e anche pericoloso. Perché cerca di trascinare i politici in un terreno dove non dovrebbero avventurarsi, legiferando su cosa è scienza doc e cosa roba da ciarlatani. Nessuna scoperta sarebbe mai avvenuta con quelle regole...

Un giorno mi si paralizzò la mano. Andai da tutti i professoroni che vanno bene a quel patto. E non risolsi un fico secco. Qualcuno mi segnalò un belga, che qui dai medici veniva trattato come fosse un ciarlatano. E invece lui in dieci secondi capì e mi risolse tutto. Come? Mandandomi dal dentista. Non avrei potuto incontrarlo con le regole dei nuovi gendarmi della scienza...

Nella vita mi è capitato in più di una occasione di soffrire per qualche malanno che non riusciva a guarire. Una volta alla vigilia di Ferragosto subito dopo pranzo mi sedetti intorno a un tavolo a leggere i quotidiani. Mi appisolai non so per quanto lasciando il polso fra il mio petto e il bordo del tavolo. Quando mi svegliai la mano formicolava. Capitava restando fermi nella stessa posizione. Provai a distendere le dita, a mettere la mano sotto l'acqua fredda, poi quella calda. Ma il polso non reagiva e la mano destra restava giù insensibile a tutto. Corsa all'ospedale di Grosseto, elettromiografia (che significa piccole scariche elettriche) e responso: il nervo radiale non conduceva. Per 6 mesi ho pellegrinato di ospedale in ospedale, di luminare in luminare : ortopedici, neurologi e quanti più ce ne erano. Ho speso una fortuna inutilmente. Ho preso più scariche elettriche che in mezzo a un temporale, ma la mano non tornava su e nessuno sapeva perché. Ognuno aveva la sua dotta opinione, ma nessuno la soluzione. Un giorno il mio direttore, Pierluigi Magnaschi, provò a suggerirmi: “Mia figlia ha conosciuto un chiropratico qui a Milano, è un belga, Jean Pierre Meersseman. Dice che è bravissimo, anche se la sua laurea non è riconosciuta qui in Italia e quindi non è considerato un medico”. Ci andai. Si fece raccontare tutto, poi gli si illuminarono gli occhi, prese un batuffolo di cotone e mi disse: “lo stringa in bocca, fra i denti del giudizio”. Lo feci, la mano tornò su come per miracolo. Lui sorrise: “torni pure a Roma è vada dal dentista. Si faccia rifare l'otturazione al dente lì in fondo. E' scesa troppo, e ha spinto sul radiale. Lei l'ha compresso anche dall'altra e il nervo ha smesso di condurre”. Era così, e ho recuperato la mano destra che sembrava perduta. La scienza – come direbbero oggi i firmatari di quel ridicolo manifesto-patto animato da Roberto Burioni- non aveva risolto un bel nulla. E la soluzione fu trovata da un signore che quelli guardavano storto, dicendo: “non è uno scienziato”. Se i vari Beppe Grillo e Matteo Renzi oltre a firmare quel documento vi avessero dato seguito facendo leggi per decidere cosa è scienza e cosa non lo è, io non avrei mai incontrato quel chiropratico e non sarei mai guarito. Ecco perché sulla base della mia esperienza ritengo quel patto oltre che gravemente illiberale, anche dannoso per la salute

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