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Ancora niente risposte

Di Matteo, 10 domande aperte
ancora sulla fine di Falcone

Il pm antimafia aveva spiegato in un convegno i dubbi che le indagini non hanno sciolto

Ma se pure i pm non hanno trovato la soluzione di quei misteri, chi mai potrà farlo?

Dieci domande che lasciano aperti altrettanti misteri sulla strage di Capaci e la fine di Giovanni Falcone. Le aveva formulate il pm Antonino Di Matteo detto Nino,  qualche tempo fa a Montecitorio per un convegno sulla giustizia organizzato dal M5s, ma restano attuali proprio nel giorno della commemorazione della strage di Capaci. Domande inquietanti, che passano dalle intercettazioni a Riina in carcere ai files informatici di Falcone scomparsi, dalle carte su Gladio che il giudice aveva con sè a Roma alla agenda rossa di Paolo Borsellino che non si trovò più, fino a quell'appunto con numeri telefonici del Sisde rinvenuto nel cratere di Capaci. Domande però a cui proprio magistrati come Di Matteo avrebbero dovuto dare risposta compiuta in tutti questi anni, perché se non gli inquirenti, chi altri potrebbe farlo? Lui quelle risposte ancora non le ha fornite. Anche se ha chiesto nuove risorse e sostegno alle indagini che quelle risposte non sono riuscite a dare, buttando soprattutto la palla alla politica. Ma se perfino i magistrati gettano la palla ad altri per la ricerca della verità, che speranza mai ci sarà di avere quelle risposte?

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