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Nel giorno della Candelora

A Roma continua il miracolo
fiorito l'alberello che canta
l'arrivo della primavera

Per quasi trenta anni, ovunque abbia abitato e lavorato a Roma, ho sempre avuto una certezza, mai mutata. Ogni anno fra fine gennaio e i primi giorni di febbraio passando da viale Mazzini arrivato all'incrocio con via Beato Angelico in direzione del lungo Tevere, con una rapida occhiata trovavo sempre il primo germoglio della capitale, un rametto spoglio che stava per mettere su un fiore che annunciava con largo anticipo la primavera. Non è mai mancato all'appuntamento, che a me è sempre apparso straordinario. Tre lustri fa quando per la prima volta divenni direttore de Il Tempo celebrai con una foto qui in calce della prima pagina la storia di quell'alberello. Sono passati gli anni, i sindaci, le ere geologiche.

Un paio di anni fa ho temuto per la sua vita: pareva rinsecchito, annerito, rassegnato alla fine. L'anno scorso un giardiniere della amministrazione comunale ha provato a potarlo, ridurlo all'essenziale, cercando l'ultima possibile linfa prima di eseguire la sentenza capitale. L'ho visto respirare a fatica, sembrava incapace di cogliere ancora un refolo di vita. Ma ce l'ha fatta. Avvinghiato a un albero più giovane per cercare l'ultimo sostegno. E ancora una volta capace di mettere fuori la gemma miracolosa. Ancora una volta primo. E quest'anno cresciuto, quasi rigoglioso, ma soprattutto ancora orgoglioso di avere annunciato con anticipo che Roma il giorno della candelora (il 2 febbraio) ormai -come dice il proverbio- “dall'inverno è fora”.

Basta alzare lo sguardo da terra ogni tanto, e chissà quanti altre gemme si scorgerebbero. Perché tante ce ne sono in questa città e molte di più ancora in questo paese. Non c'è più né il tempo né il desiderio di provare ad alzare gli occhi al cielo, ed è un vero peccato. Perché se solo ci si fermasse a guardare quelle gemme e i primi fiori, forse cambierebbe quella rabbia che da tempo sembra dominarci tutti, dando il ritmo alle giornate e intonando quasi con violenza la vita pubblica di questo paese. Per un attimo tutti fuori dalle tribune virtuali, dai ribollenti salotti tv, dai palazzi della potere: lì, in viale Mazzini a fissare quelle gemme sbocciate, ad assaporare la bellezza della primavera che ci attende. Chissà che l'alberello non ci regali un altro piccolo miracolo.

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