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L' Abitacolo (slim)

Vi racconto che hanno in testa Salvini e Di Maio

Nonostante tutto quel che è accaduto nell'ultimo mese si rimette insieme il patto di governo del 2018

Per Lega e M5s forse più vantaggi a separarsi, ma i due leader provano a ricostruire il rapporto personale

Che cosa passa per la testa dei due principali leader della maggioranza gialloverde, Matteo Salvini e Luigi Di Maio? Anche se l'impressione di questo ultimo mese abbondante è di tenore opposto, i due stanno riannodando i fili che tenevano insieme la maggioranza di governo. Certo, la convenienza della Lega sarebbe probabilmente quella di andare presto al voto per consolidare il grande consenso ottenuto nelle urne delle europee. E secondo non pochi dentro e fuori il M5s, analoga convenienza potrebbero avere i grillini: il risultato elettorale è stato sì molto deludente, però la maggiore parte dei vecchi elettori non ha scelto qualcun altro, preferendo non votare. Forse tornando al voto riprendendosi la propria libertà e le proprie radici movimentiste, i grillini potrebbero recuperare terreno. Ma sia Salvini che Di Maio non hanno quella opinione. Il leader della Lega sente molto forte una sorta di debito di riconoscenza verso Di Maio che tenne duro (respingendo il pressing di chi voleva una maggiore insistenza sul Pd) su questa alleanza nelle lunghe e delicate settimane che hanno portato alla costituzione del governo di Giuseppe Conte. Salvini quindi è pronto ad aiutare Di Maio in questo momento che per lui non è facile, proponendo sinceramente di continuare l'esperienza di governo. Certo, il leader della Lega chiede che si rispetti il voto degli elettori mettendo ora in primo piano l'agenda delle cose urgenti da fare (flat tax, autonomie e opere pubbliche) che ha ottenuto più consensi di quella proposta da Di Maio (conflitto di interessi, giustizia e salario minimo). Poi se l'unione reggerà, si realizzerà l'una e l'altra agenda. Anche Di Maio è convinto che realizzare in contenuti del contratto è più importante di qualche vantaggio in più o in meno che si potrebbe lucrare nelle urne. L'intenzione dunque è andare avanti. Nei prossimi 10-15 giorni si vedrà se vale più questo desiderio o se peseranno di più i pressing interni alle due forze politiche.

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