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Renato: "Le mie canzoni riaccendono il fuoco della follia"

Renato Zero è “Zero il Folle” il suo nuovo disco, tredici brani, in uscita il 4 ottobre prossimo, prodotto da Trevor Horn pubblicato da Tattica e registrato negli studi londinesi di Sarm Music Village, “giorni indimenticabili, ricorda lui, che mi hanno riportato alla Londra degli anni Sessanta e Settanta che frequentavo e che non ho mai dimenticato”.

Lui, Renato, che si definisce "portatore sano di coraggio", ha ormai fatto pace con Zero, Zero il folle, perché "folle è chi sogna, chi è libero, chi provoca, chi cambia". "Non è facile averli insieme, Zero era diventato troppo invadente, l'ho dovuto rimettere a posto. Oggi è il suo compleanno. “Qualcuno prima o poi avrebbe dovuto riaccendere il sacro fuoco della follia – ha spiegato Renato. Una follia bella. Sana. Contagiosa! In un mondo non più tondo. Ma troppo quadrato ed impostato. Troppo prevedibile e quindi, privo di sorprese e di cambiamenti significativi. Io sono folle dal 30 Settembre del 1950. E da allora non ho mai smesso di esercitare “la professione”. Grazie anticipatamente a chi mi offrirà ancora stupore e nuovi spunti per il mio diario di bordo. A chi insomma, riaccenderà la “miccia”. La rivoluzione è possibile e necessaria ogni santo giorno. Le mie canzoni sono rumorose da sempre... Sono certo perciò che il mondo grazie a quelli come noi ritornerà a girare con fantasia ed eccentricità! E fissatevelo bene in mente: la vita bacia i folli”.

Renato Zero non smette mai di stupirsi e di stupire. In questo album parla semplice, nel dimostrare di voler andare dritto al cuore della gente, senza perifrasi, senza snobismi da cantautore letterario, ma senza per questo rinunciare a parlare di cose importanti. Affonda la Raggi “Il cielo di una volta era diverso e gli stessi temporali erano sorridenti e soprattutto su Roma, pulivano quello che oggi non pulisce la Raggi”. “Roma è la mia città e nel vederla in questo stato, tra buche e tante altre cose che non funzionano, provo tristezza e mi vergogno allo stesso tempo. Il panorama incide sul nostro temperamento, non dimentichiamolo”.

Velatamente le manda a dire anche a Salvini sulla questione “sbarchi” quando racconta dei dischi che ascoltava: “Avevo un amico marinaio che girava il mondo e tutte le volte che tornava dagli Stati Uniti mi portava i vinili di Frankie Avalon e Burt Bacharach. Questi dischi in Italia non arrivavano proprio, perché venivano bloccati alle frontiere. Forse c'era un Salvini anche allora…”. Ha parole d’amore per Greta, non conosce il nome della Ferragni “la chiama Sara” e anche sul Festival di Sanremo dice la sua: siamo guariti dalla mania frustante di dare “i numeretti. I numeri non si danno più. Il numero è sempre una forma castrante. A me hanno dato Zero e guarda che fine ho fatto", conclude sorridendo.

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