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EUROPEE & CURIOSITA'

Tutti i numeri delle schede elettorali (e la loro seconda vita)

Immaginate di adagiarle a terra una accanto all’altra, incollandole per i lati corti. Otterreste una striscia di carta di circa 2.715 km. In pratica, partendo da Roma, arrivereste alle porte di San Pietroburgo.

Sono le schede elettorali che verranno usate in Italia oggi per le Europee: poco più di 66 milioni di «esemplari», una per ognuno dei 50.952.719 italiani aventi diritto al voto, più un 30% di scorta. Larghe 41 centimetri, la loro altezza varia a seconda delle circoscrizioni: 22 centimetri al Centro, al Sud e nelle Isole, dove le liste in campo sono 15; 26.2 cm nel Nord Ovest e nel Nord Est, dove c’è qualche simbolo in più. In tutto sei milioni e mezzo di metri quadrati di carta.

Per produrle con carta «vergine», andrebbero rase al suolo decine di boschi. Fortunatamente il materiale cartaceo per le elezioni è realizzato con carta riciclata. Ma ci sono dettagli poco conosciuti sulla «seconda vita» del principale strumento di democrazia. A ricordarli è la Comieco, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base cellulosica. «I tempi di avvio al riciclo - spiega Carlo Montalbetti, dg di Comieco - sono piuttosto lunghi. Per legge le schede elettorali stampate possono tornare in cartiera dopo 5 anni dalla consultazione (ricorsi e riconteggi sono sempre dietro l’angolo, ndr). Solo oggi possiamo finalmente riciclare quelle utilizzate nelle ultime elezioni europee del 2014».

Dal momento dell’ingresso in cartiera, invece, il riciclo è velocissimo. In 36-48 ore le vecchie schede sono già pronte a una nuova «carriera». Sotto forma di cosa? Lo svela Giovanni Malloggi, vent’anni di esperienza nella «Ds Smith Recycling Italia» e oggi consulente Comieco. «Per le elezioni la legge impone una carta copiativa riciclabile della grammatura di 90 grammi al metro quadro. Ciò vuol dire che una scheda, che è all’incirca un decimo di metro quadro, pesa più o meno una decina di grammi. Si tratta di una carta a fibra corta, quindi senza una particolare resistenza. Quando la si ricicla - e in genere se ne recupera circa l’85% - non è molto indicata per la produzione di carta per imballaggi, è molto apprezzata per la produzione di carta da stampa riciclata, rotoli di carta tipo asciugamani, cartoncini per piccole scatole di profumo, block notes di carta riciclata. Quelli con i fogli un po’ grigi».

Non sono solo informazioni folkloristiche. Perché il riciclo della carta è un affare per tutti gli attori in questione. Fino ai primi anni Duemila, infatti, l’Italia era un importatore di carta da macero, soprattutto da Usa e Germania. Dall’estero veniva introdotto fino a un milione di tonnellate l’anno di «materia prima», al costo di 100 dollari a tonnellata. Nel giro di pochi anni, però avrebbe cominciato a dispiegare i suoi effetti il Dl Ronchi del 1997, che impose ai Comuni la raccolta differenziata, pena il taglio dei trasferimenti statali. Così, dal 2004 l’Italia diventò un esportatore netto di carta da macero e, oggi, la differenza tra la materia prima che vende all’estero e quella che importa è di circa 1,4 milioni di tonnellate. Con un introito di circa 140-150 milioni di euro.

Anche per gli enti locali ci sono dei vantaggi. Le schede elettorali, una volta usate, diventano di proprietà dei Comuni. Che, dopo averle custodite - come detto - per 5 anni, sono liberi di rivenderle come preziosa carta da macero. A seconda che la cedano a Comieco, sul mercato libero o direttamente a una cartiera, possono ricavarne dai 30 ai 120 euro a tonnellata. A Roma, ad esempio, ci sono circa 2.400.000 elettori. Ciò vuol dire che il Campidoglio, tra cinque anni, potrà riciclare 3,1 milioni di schede elettorali, pari a circa 31 tonnellate di carta. L’introito sarebbe tra i duemila e i tremila euro. Che sono pochi, certo. Ma in un anno talvolta ci sono tante elezioni, referendum (con una scheda per ogni quesito), Politiche (una scheda per ogni Camera), Comunali (e si vota pure per i Municipi), Regionali eccetera. E poi, per pochi che siano, meglio prenderli che perderli, no?

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