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Le cannucce di Greta si squagliano. Quando la crociata ambientalista fa flop

Le cannucce di plastica sono diventate, da qualche tempo a questa parte, le vittime preferite degli ambientalisti di ogni latitudine, per i quali rappresentano ormai il simbolo dell’inquinamento che tiene in ostaggio il nostro pianeta, nonostante rappresentino solo lo 0,03% della plastica che finisce nei mari. Messe all’indice già da qualche anno, dopo l’apparizione epifanica di Greta Thunberg i piccoli cilindri plastificati sono ascesi in poco tempo in cima alla black list degli oggetti più inquinanti in circolazione, tanto da essersi meritati una vera e propria fatwa, lanciata urbi et orbi dai movimenti ambientalisti di tutto il globo.

D’altra parte, per gli ecologisti le cannucce di plastica hanno tutte le carte in regola per essere bandite qui ed ora dai nuovi commerci green che salveranno il pianeta: sono usa e getta  - cosa inconcepibile nella nuova teologia di Santa Greta -  e, soprattutto, sono di plastica, il grande nemico da sconfiggere. Anche perché le alternative ci sono, e sono pure tante; basterebbe infatti usare materiali diversi dalla plastica, meno inquinanti e più facilmente riciclabili. Detto, fatto: ecco dunque le cannucce di metallo, quelle di bambù, di paglia e di carta. Esistono persino cannucce di carne - inventate da qualche fantasioso barman - perfette, dicono, per gustare un Bloody Mary. Sarà. In tutti i modi, tra tutte le varianti elencate, le più utilizzate sono certamente quelle di carta, nonostante assolvano al proprio compito in modo non esattamente eccellente. Già, perché le cannucce di carta presentano più di un problema, a partire proprio dal materiale con il quale sono prodotte, incapace di resistere alle alte temperature. Una cosa che detta così potrebbe sembrare una banalità (la carta, per sua stessa natura, si sfalda quando viene a contatto con un liquido caldo), eppure gravida di risvolti pratici tutt’altro che banali.

Immaginate per esempio di non poter utilizzare le mani a causa di un incidente e di essere costretti ad utilizzare una cannuccia di carta per nutrirvi: come vi trovereste? Ve lo diciamo noi, che lo abbiamo provato: vi trovereste male, molto male. La vostra cannuccia di carta (o quella in PLA biodegradabile, fa lo stesso), non appena verrà a contatto con il vostro brodo caldo o il vostro thè bollente, si sfalderà in pochi minuti, impedendovi di mangiare (a meno che non ci sia qualcuno disposto ad imboccarvi). E se davvero le cannucce di plastica saranno bandite dall’UE a partire dal 2021, qualcuno dovrà prendersi la briga di spiegare a tutte le persone impossibilitate ad utilizzare le mani, magari a causa di gravi disabilità o menomazioni, che le nuove cannucce, quelle di carta, non fanno al caso loro. Una soluzione potrebbe essere quella di utilizzare cannucce di metallo, molto resistenti e igieniche, dirà qualcuno. Certo, come no: ve le immaginate voi milioni di persone che escono di casa con la propria cannuccia in metallo in tasca che non si sa mai, magari stasera vado a bermi un drink con i colleghi?

Oltre a tutto questo, vanno poi considerati altre questioni legate all’utilizzo delle cannucce di carta, a partire dal fatto che la loro produzione richiede un utilizzo di energia nient’affatto trascurabile (piantare e abbattere alberi), così come il loro riutilizzo (il processo di riciclo della carta a sua volta prevede un grande dispendio di acqua ed energia). Ma le grane non finiscono qui, perché bisogna anche considerare il problema legato al prezzo. Persino in certi ristoranti iper-ecologici delle città più progressiste degli USA (dove ormai chi usa cannucce di plastica viene guardato come un criminale) il costo più alto delle cannucce di carta rispetto a quelle di plastica ha rappresentato un problema in alcuni casi insormontabile. Infine, il loro essere comunque uno strumento usa e getta, proprio come le vecchie cannucce, impedisce di risolvere il problema, tanto caro agli ecologisti, relativo al consumo di oggetti monouso. Abbattere il consumo di qualcosa continuando a consumarla, sebbene sotto un’altra veste, non sembra essere una grande idea. Nessuno qui vuole sminuire in alcun modo la sacrosanta lotta all’inquinamento; né si vuole negare l’importanza del superamento della plastica per la salute del Pianeta Terra. Nessuno sano di mente lo farebbe. L’importante è che in questa battaglia - e il relativo e comprensibile desiderio di sentirsi apposto con la propria coscienza green – nessuno venga lasciato indietro, facendo in modo che le alternative al vecchio modo di vivere siano praticabili per tutti, nessuno escluso. C’è un tempo per tutto, anche per le rivoluzioni, di qualsiasi colore esse siano.         

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