cerca

L' Abitacolo

Tria ha torto sulla Bugno
Ma sul risparmio no

Il ministro però si sopravvaluta: se lo cambieranno i mercati faranno spallucce

I magazzini della storia Repubblicana sono pieni di chi si credeva indispensabile e nessuno ricorda più

Il ministro Giovanni Tria è sotto attacco: lo vogliono mandare via. Lui ha spianato la strada cascando sulla classica buccia di banana. Che in questo caso porta il nome di Claudia Bugno, una collaboratrice che il ministro si è preso al ministero nell'estate scorsa e che di settimana in settimana ha iniziato a sgomitare sempre di più, causando non pochi malumori in quel palazzo. La Bugno ha un compagno imprenditore che secondo rivelazioni giornalistiche avrebbe poi assunto il figliastro di Tria. Non una cosa elegantissima, e si capisce il malumore degli esponenti di maggioranza. E a dire il vero anche una storia un pizzico border line sotto il profilo del conflitto di interesse. Quelle critiche sono state prese male dal ministro, che si è sfogato in un colloquio con il Corriere lamentando addirittura la violazione della sua privacy. Protesta questa del tutto ingiustificata: un ministro deve rendere conto di cosa fa lui e di cosa fanno pure i suoi familiari. Per legge e per motivi di etica politica: se voleva la privacy, era meglio intraprendesse un altro mestiere. Per quanto adirato, il ministro però assicura che non farà passi indietro e sfida gli altri a cacciarlo , e poi "vediamo come reagiscono i mercati". Ecco, anche questo non è grande argomento: se sostituissero il ministro dell'Economia con il primo preso per strada, forse. Ma se ne fanno un altro che abbia il curriculum, non cambierebbe assolutamente nulla. D'altra parte gli archivi della storia repubblicana sono pieni di ministri e politici che si ritenevano indispensabili e i cui nomi nessuno ricorda più. C'è però un altro argomento su cui Tria non ha tutti i torti, ed è quello della firma sui decreti attuativi per i rimborsi dei risparmiatori truffati. In questo caso l'obiezione del ministro dell'Economia è fondata: per procedere al rimborso bisogna che qualcuno accerti che quel risparmiatore sia davvero truffato: o l'Anac, o la Consob o la magistratura. Non basta dire di avere perso dei soldi con i propri investimenti per bussare alle porte dello Stato ed essere rimborsati: sarebbe ingiusto e aprirebbe contenziosi miliardari. Perché poi rimborsare i possessori di azioni quotate? Sapevano benissimo di affrontare un rischio comprandole, e se poi il titolo è andato gambe all'aria spesso ne hanno avuto più di un avvisaglia. Se si rimborsano loro, poi ci sarà la fila di chiunque abbia perso qualcosa con i propri investimenti, che iun questi anni sono stati per altro la gran parte dei risparmiatori e talvolta pure degli speculatori. Bisogna mettere paletti chiari in quei decreti, e se non lo sono fa benissimo Tria a non firmarli

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500