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Suu Kyi condanna violazioni diritti umani, ma non cita violenze

La leader birmana: pronta a organizzare ritorno 41.000 Rohingya

Roma, (askanews) - Nel suo primo e atteso discorso alla nazione, a poche ore dall'apertura dell'Assemblea generale dell'Onu a cui non parteciperà, la leader birmana Aung San Suu Kyi ha condannato "tutte le violazioni dei diritti umani" in Myanmar, dicendosi "pronta" a organizzare il ritorno degli oltre 410.000 Rohingya rifugiatisi in Bangladesh.

San Suu Kyi tuttavia non ha citato in maniera specifica le violenze compiute dall'esercito ai danni della minoranza musulmana e si è detta "profondamente desolata" per i civili "intrappolati" nella crisi.

"Siamo pronti a iniziare la verifica" delle identità dei rifugiati, in vista del loro ritorno, ha detto nell'intervento tenuto a palazzo del parlamento a Naypyidaw, capitale birmana.

Secondo alcune delle principali organizzazioni per i diritti umani, il discorso di San Suu Kyi è una mancata assunzione di responsabilità: Amnesty international ha denunciato "la politica dello struzzo" della leader birmana dinanzi agli "orrori" nello Stato di Rakhine, nel Myanmar occidentale, mentre già Human Rights Watch aveva chiesto ai leader mondiali di imporre sanzioni al Paese accusato di "pulizia etnica".

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