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Alla ricerca dei sogni perduti: Eva Kot'atkova in HangarBicocca

Nuova mostra nel museo di Pirelli, tra infanzia e introspezione

Milano (askanews) - Da qualche parte i sogni esistono ancora, forse dobbiamo solo andarli a cercare in posti diversi, provando anche a farci aiutare, per esempio, dai bambini, superando la paura di guardare dentro noi stessi. Possiamo forse usare questo approccio per avvicinarci alla nuova mostra nello Shed di Pirelli HangarBicocca a Milano, dedicata al lavoro dell'artista praghese Eva Kot'atkova e intitolata "The Dream Machine is Asleep".

"L'idea della mostra fin dall'inizio - ha detto l'artista ad askanews - era basata su fatti reali, cioè sulle situazioni nelle quali non siamo più in grado di sognare, perché non siamo più capaci di dormire per tanti fattori. Quando accade stiamo nei nostri letti, incapaci di addormentarci, incapaci di sognare, e allora chiamiamo i bambini per aiutarci... Questa è l'idea di fondo della mostra e i bambini saranno i nostri aiutanti per tornare ad avere sogni e visioni che poi potremmo usare nella nostra vita di tutti i giorni".

La mostra milanese ruota intorno all'idea che il corpo umano sia una macchina che per funzionare necessita di manutenzione e che grazie al sogno ci consente di trovare altre vie e altri mondi, talvolta intimi, talvolta disorientanti. A curarla per Pirelli HangarBicocca è Roberta Tenconi.

"La mostra - ha detto la curatrice - e tutto il lavoro di Eva in generale parla della società in cui viviamo, quindi anche delle grandi domande dell'esistenza e lo fa a partire da una serie di riferimenti e visioni che affondano veramente le radici nella storia e nella cultura dell'arte. Da una parte la letteratura, il teatro, dall'altra i grandi movimenti artistici d'avanguardia, in particolare il dadaismo e il surrealismo".

La consapevolezza del contesto culturale - chissà se corroborata dalla comune origine praghese con il più grande e visionario scrittore realista del Novecento, ovviamente Franz Kafka, a noi piace pensare di sì - diventa rielaborazione, diventa oggetti, ma anche pensieri, diventa, ancora una volta, anche una sfida creativa e introspettiva per il visitatore.

"E' una grande installazione che ha la forma di una sorta di paesaggio notturno - ha aggiunto Eva Kot'atkova -: una volta entrato nello spazio lo spettatore deve orientarsi in questa atmosfera buia e il suo corpo è in qualche modo messo alla prova, camminando lungo corridoi che richiamano la forma di uno stomaco, oppure sdraiandosi in un letto di 10 metri per ascoltare i sogni che i bambini hanno preparato per lui".

Ascoltare l'infanzia, la propria o quella altrui, è sicuramente un qualcosa di utile, seppure spesso doloroso. Ma farlo nel contesto di una mostra come "The Dream Machine is Asleep" può essere anche un modo per riappropriarci, in modo delicato, di qualcosa che credevamo perduto. E questo non è poco.

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